Angela Marcianò all’assalto di fantasmi nella foresta di domande senza risposta

Tante le domande lasciate senza risposte dall'ex assessore ai Lavori pubblici

E’ proprio vero: nella vita, e nella politica ancor di più, è tutto relativo. Ci si affida alla presenza soverchiante dei creduloni per rilasciare dichiarazioni, anche in contesti solenni e formali, con il convincimento, ben riposto, che tutto sia concesso: una fabbrica di asserzioni aperta h24 ad uso e consumo di chi è più abile, per talento o opportunità contingenti, a costruire un’immagine di sé talmente affascinante, agli occhi del popolo tifoso e disinformato, da essere buona per tutte le stagioni.

Gli esempi sono molteplici, in particolare in tempi così sconclusionati come quelli di due campagne elettorali molto male avviate come quelle per le Regionali e per le Comunali di Reggio Calabria. Fanno riflettere, a tal proposito, alcune affermazioni vergate da Angela Marcianò, per quasi tre anni (non tre giorni, non tre settimane, non tre mesi, ma tre lunghissimi anni), assessore ai Lavori pubblici a Reggio Calabria nella Giunta presieduta da Giuseppe Falcomatà. Facendo un passo indietro rispetto alle esternazioni in oggetto. affidiamo alla memoria gli insulti plebei che i due si sono scambiati, in barba a qualsiasi regola di buona educazione istituzionale, nel corso dell’ultimissimo scorcio della loro convivenza politica e concentriamoci, piuttosto, su quanto accaduto prima e dopo. Di ciò che è avvenuto nel corso del mandato esercitato dalla giuslavorista, in realtà, rimangono poche, pochissime tracce ed è questo uno degli spunti di riflessione su cui porre attenzione: cos’ha fatto, concretamente, per la città di Reggio Calabria, l’assessore Angela Marcianò, per meritarsi questo alone mitico che, alla vista di qualcuno, ne circonda la persona? A parte essersi ritrovata ad indossare, per una naturale incompatibilità caratteriale, i panni dell’avversaria interna del sindaco, quali altri meriti può vantare? Una incompatibilità caratteriale che, peraltro, non le ha impedito di condividere, carta canta, ogni singolo atto prodotto dal Primo Cittadino tanto detestato. Dunque, una presunta oppositrice che, nei fatti, mai si è dimostrata tale. Ha tentato di apparire sotto questa veste e, a dar credito al suo ridotto stuolo di fan sui social network, ci sarebbe anche riuscita, se solo non fosse che, per tornare al concetto di partenza, in un mondo in cui è tutto relativo, lei, fino al momento risulta essere, anche in questo caso carta canta, la sola ad essersi vista infliggere, con l’abbreviato, una condanna in primo grado ad un anno di reclusione (pena sospesa) per abuso d’ufficio e falso ideologico in relazione all’affaire Miramare. Un processo di cui ignoriamo l’epilogo per tutti gli altri imputati, ex assessore ai Lavori pubblico compresa, ma che, certamente, ha preso una brutta piega, per Angela Marcianò e per gli altri imputati che hanno optato per il rito ordinario. Anche su questa vicenda, peraltro, sarebbe il caso di seppellire definitivamente le mistificazioni e cedere il passo alla verità per come si è concretizzata: a denunciare presunti misfatti attorno ad uno dei “gioielli di famiglia” della città è stato, per primo, come gli capita spesso, Enzo Vacalebre, fondatore di Alleanza Calabrese e non la già titolare dell’assessorato ai Lavori pubblici. Ed il corso giudiziario degli eventi è lì, almeno per il momento, a dimostrarlo a chiare lettere. In questa sede non rilevano nemmeno toni e modalità, a detta di tanti poco degni dell’occasione, della deposizione in aula della docente universitaria, chiamata giovedì scorso a rispondere alle domande del Pubblico Ministero Walter Ignazitto. Quel che conta è la reazione, scomposta, da parte della stessa giuslavorista di fronte ai giudizi poco lusinghieri che le sono piovuti sul capo proprio a commento dei racconti forniti davanti al Collegio di giudici. “Ha proprio ragione il Procuratore GRATTERI – ha tuonato dalla sua pagina Facebook.
Più ti affannerai a dire la VERITÀ e più cercheranno il modo per screditarti inventandosi l’inverosimile”. Ora, a parte che non è un gran bel comportamento farsi scudo con altre persone, che evidentemente si riconosce essere più autorevoli, per difendersi da legittime critiche, ma fa specie anche la prepotenza verbale con la quale ci si innalza, una volta di più, a depositari della verità (scritta, più umilmente, in minuscolo), adombrando, inoltre, scenari opachi in cui si agitano personaggi che complotterebbero a suo danno. E perché mai? Perché lasciarci con il fiato sospeso? Perché, sempre in omaggio alla devozione nei confronti della dea Legalità, non si fanno nomi e cognomi di chi starebbe screditando “inventandosi l’inverosimile”? “Forse non sono ancora così forte come lui che è impermeabile e indifferente alla provocazioni – ammette non molto convinta Angela Marcianò – ma certamente anche a me piacciono i FATTI, quelli VERI e come tutta la gente onesta e libera non sono disposta a piegarmi davanti a niente, tantomeno davanti al nulla cosmico di certe ‘opinioni personali’ da Bar, approssimative e fuorvianti”. Provando a prendere aria sotto le macerie causate dall’esplosione di perentorie maiuscole, è inevitabile porsi ancora la domanda: dove, e quali, sono queste forze che la vorrebbero piegare? Ed ancora, perché? Quesiti che non troveranno una facile risposta, in virtù del mistero ancor più enigmatico che aleggia attorno all’apoteosi conclusiva di maiuscole apodittiche e terrorizzanti: “NON CI POTETE FERMARE IN NESSUN MODO SCHIENA DRITTA E TESTA ALTA. VIVA LA VERITÀ”. L’arcano ruota attorno a quel pronome, “ci”, che lascia presagire la partecipazione attiva in questa guerra invisibile di altri soldati di cui, tuttavia, la città non conosce fattezze e divise. Sarà pur vero quello che si rumoreggia da tanti e tanti mesi e cioè che la docente universitaria sarebbe pronta a sfidare Falcomatà in occasione delle prossime elezioni comunali, ma anche questa ipotesi spalanca la porta ad un altro, si spera l’ultimo, interrogativo: a capo di quali truppe?

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