Analfabeti di destra e analfabeti di sinistra

Il periodo è di quelli teoricamente capaci di far scattare “l’effervescenza collettiva”. Solo che, a differenza del concetto formulato in altro ambito da Emile Durkheim, la comunità calabrese, anziché stringersi attorno all’idea di costruire un percorso condiviso contraddistinto dal senso di appartenenza, nella fase elettorale trova elementi per dividersi ulteriormente, spappolando le residue speranze di fare sinergia e costruire qualcosa in grado di rendere questa regione competitiva.

Una regione ultima per capacità di produrre, ultima per capacità di dare lavoro, ultima per capacità di dare servizi di qualità, ultima per capacità di programmare e realizzare.

Qui, a queste latitudini, non si pensa a fare squadra per creare un futuro: piuttosto, ci si fa abbindolare da slogan e promesse, ci si divide, ci si accapiglia per banalità. Basta condividere un’informazione neutra ed ecco scatenarsi violenza verbale, volgarità, messaggi auguranti sventure. Sintomo di analfabetismo funzionale, oltre che di appartenenza ad un tessuto sociale degradato in cui l’arroganza si mescola e si confonde con l’ignoranza.

Perché qui, in Calabria, basta leggere distrattamente qualche rigo per sentirsi politologi di professione e, pertanto, titolati ad offendere e denigrare. Destra o sinistra non fa differenza: non è il colore politico di riferimento ad indicare il valore di un uomo.

La realtà quotidiana s’incarica di mostrarci la verità: un popolo di sbandati, buoni solo a lamentarsi su Facebook, che non riesce a ritrovare l’orgoglio per combattere e per avviare il riscatto. Con il sudore della propria fronte, con il lavoro delle proprie mani. Già, perché in virtù della predetta arroganza, ognuno aspira a posti di vertice. O, meglio, a stipendi da posti di vertice.

In Calabria è terribilmente difficile mettersi dalla stessa parte, perché ognuno tende a cercare di prevalere sull’altro. Al di là delle sempre più vuote e meno credibili enunciazioni di principio, l’impegno (si fa per dire) politico è teso alla conquista di soldi e potere. E via con le critiche più infanganti e sleali contro chi ha raggiunto quelle postazioni, nascondendo – dietro i tentativi di acrobazie dialettiche – le proprie (medesime) aspirazioni. Altro che ideologia e progettualità, qui c’è solo invidia sociale.

E mentre i politici cambiano partito con la stessa facilità con cui si cambia una camicia, i (presunti) supporters si azzuffano come i capponi di Renzo, incapaci di capire che le opportunità possono crescere per tutti solo se migliora il sistema. Incapaci di comprendere che la guerriglia sociale porta devastazione e miseria.

A giorni ci sarà un nuovo Governo regionale. Ma non ci sarà niente di nuovo sotto questo cielo se a cambiare non sarà, prima di tutto, la mentalità popolare.

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