Allo Scatolone piove sui desideri della gioventù reggina

Che la condizione in cui versano gli impianti sportivi, tali solo sulla carta, a Reggio Calabria, sia desolatamente trascurata è noto abbondantemente a chiunque. A far specie, però, è l’indifferenza con cui gli amministratori pubblici impediscono, con il loro abulico immobilismo, che questa situazione indecente trovi una soluzione degna del rispetto sacro dovuto allo sport ed alle sue migliaia e migliaia di praticanti. Una condizione, questa, che oltrepassa le barriere della dignità istituzionale quando ad andarci di mezzo sono bambini ed adolescenti i quali, grazie alla leva formidabile dell’attività sportiva, coltivano opportunità di socializzazione, potenziano lo sviluppo fisico, temprano il carattere, diventano uomini e donne consapevoli di quanto importanti siano il merito, il desiderio di migliorarsi, l’utilità di far prevalere il benessere psichico sulle frustrazioni individuali.

Ciò che si staglia nel fermo immagine della memoria di sentimenti e pensieri, del resto, diventa impossibile da cancellare, nel bene e nel male. Le gioie resteranno scolpite nel cassetto dei ricordi che sorridono alla vita. Le sofferenze e le tristezze assumeranno i tratti di cicatrici che induriranno lo sguardo, rendendolo cinico e disincantato. A Reggio Calabria il gusto della bellezza è stato smarrito, soverchiato dal disgusto delle brutture. Quel che ruota attorno allo sport non fa eccezione e, proprio per la valenza di crescita individuale e sociale di cui è depositario, le conseguenze sono ancora più difficili da digerire. A mo’ di esempio, senza andare troppo in là con le parole, basti pensare ad una delle strutture storiche della città: lo Scatolone. E’ all’interno di quel contenitore di lamiere che si è consolidato il patrimonio di suggestioni entrate di diritto nella storia personale di tanti ed in quella collettiva della comunità reggina. A fronte di tutto questo come si può mai sopportare che una quantità ordinaria di pioggia autunnale costringa a renderlo inagibile rubando ad una moltitudine di ragazzi e ragazze l’irrefrenabile voglia di divertirsi e confrontarsi, di giocare e competere, di maturare con l’ausilio di un pallone? Eppure è quello che succede, senza che nessuno dei colpevoli, perché di colpa e dolo gravi si tratta, provi ad avvertire la dose minima di vergogna. Senza pudore, ma avendo riguardo della loro delinquenziale inabilità gestionale, si impossessano arbitrariamente delle ambizioni di giovanissimi vittime dell’altrui inutilità esistenziale e ne ipotecano l’abitudine a frequentare la felicità dello svago utile. Il tutto, naturalmente, aggravato pesantemente dal sacrificio economico di quelle società che, occupandosi con passione e responsabilità del sollievo di intere generazioni, sborsano migliaia e migliaia e migliaia e migliaia di euro (servizio di pulizia escluso) per essere obbligate ad imporre uno stop agli allenamenti causa pioggia dal tetto. Sono gli amministratori responsabili di questa carneficina di aspirazioni a dover essere additati come cattivi maestri, rei di aver dato l’esempio sbagliato per il quale tra qualche anno i ragazzi di oggi capiranno che vivere a Reggio Calabria non è semplicemente spiacevole, ma inutile, drammaticamente inutile.

Contenuti correlati