“In questi anni abbiamo costruito un Sistema. Le Serre oggi sono identità, sviluppo e consapevolezza collettiva”. Si è concluso il mandato di Alfonso Grillo alla guida del Parco delle Serre, esperienza vissuta “con serenità e con la consapevolezza di aver interpretato l’incarico non come esercizio di potere, ma come servizio alle istituzioni e alle comunità”. Si è trattato di “quattro anni intensi, nei quali il Parco non è stato semplicemente amministrato: è stato ripensato”. “Quando ho assunto la responsabilità di guidare l’ente – sostiene l’ex commissario – ho ritenuto che non fosse sufficiente garantire la gestione ordinaria. Occorreva ricostruire credibilità, consolidare relazioni istituzionali, ridare centralità a un patrimonio ambientale straordinario e soprattutto restituire alle Serre una visione unitaria. In questi anni è maturata un’idea precisa: il Sistema Serre. Un modello nel quale il Parco non è un perimetro amministrativo, ma una infrastruttura territoriale capace di connettere e guidare i processi: ambiente, cultura, spiritualità, turismo, aree interne e costa. Un sistema in cui tutela e sviluppo non si contrappongono, ma si rafforzano reciprocamente. Abbiamo lavorato per trasformare un ente percepito come distante in un presidio riconosciuto, ascoltato, partecipato”.
Guardando a ciò che è stato realizzato, Grillo ritiene di aver raggiunto “risultati strutturali”. E li elenca sottolineandone la valenza: “il Cammino del Normanno, oggi riconosciuto dal MiC e dalla Regione Calabria – afferma – è stato concepito non come semplice itinerario, ma come dorsale culturale capace di unire Mileto, le Serre e le aree interne in una prospettiva europea, soprattutto in vista dell’Anno dei Normanni 2027.
La valorizzazione del Bosco Archiforo, inserito nei circuiti internazionali del forest bathing, ha collocato il Parco in una dimensione scientifica e turistica innovativa, proiettando le Serre oltre i confini regionali e nazionali”. Inoltre, “il Museo immersivo della Biodiversità, di prossima realizzazione, introdurrà strumenti contemporanei di educazione ambientale e rappresenterà un punto di riferimento didattico per il Mezzogiorno”. L’azione è stata ad ampio raggio: “il rilancio del Centro Visite Rosarella, il progetto Littorina Jonica per ricucire costa e montagna, l’integrazione del cervo italico, hanno contribuito a rafforzare la coerenza ecologica e narrativa del territorio”.
Parallelamente è stato “avviato il percorso di ampliamento del perimetro dell’area protetta con l’inclusione di nuovi comuni, scelta che non rappresenta soltanto un’estensione geografica, ma un consolidamento di sistema. Le Serre oggi non sono più frammenti territoriali: sono un organismo integrato”. Ma, nella visione di Grillo, “il Sistema Serre non è stato solo progettazione e infrastruttura”, è stato anche “un percorso sociale e culturale”.
Un altro elemento di rilievo è la candidatura del Parco delle Serre come “Riserva della Biosfera” nel programma internazionale MAB (Man and the Biosphere) promosso dall’UNESCO, presentata nel settembre 2025 al World Tourism Event di Roma: “una prospettiva che proietta le Serre in una dimensione globale di sostenibilità e cooperazione”.
Con il progetto “Educando”, “migliaia di ragazzi e ragazze e decine di istituti scolastici sono stati coinvolti in un programma di sensibilizzazione ambientale, consapevolezza identitaria e responsabilità civica. Abbiamo lavorato affinché le nuove generazioni non percepissero il Parco come un vincolo, ma come opportunità e appartenenza. Perché la tutela senza cultura è fragile. E lo sviluppo senza identità è sterile”. Secondo Grillo, “in questi quattro anni il Parco delle Serre ha ritrovato riconoscibilità anche oltre i confini regionali e nazionali, diventando riferimento per un turismo sostenibile, lento, identitario, capace di generare economia senza snaturare il territorio”.
A questo punto Grillo esprime una riflessione politica rivolta alle amministrazioni locali: “le Serre hanno bisogno di continuità strategica, di cooperazione istituzionale e di responsabilità condivisa” perché “il futuro di questo territorio non può dipendere da singole stagioni amministrative, ma da una visione comune e stabile”. Ai sindaci, ai consiglieri comunali e a chi ha responsabilità pubbliche nei comuni del Parco rivolge, pertanto, “l’invito a custodire e rafforzare quanto costruito, mantenendo alto il livello di collaborazione e di coesione che in questi anni ha consentito al Sistema Serre di consolidarsi”. Allo stesso modo, offre un consiglio alle donne e agli uomini che vivono queste montagne: “non attendete sempre che siano altri a valorizzare ciò che avete sotto gli occhi. Difendete, raccontate, promuovete le Serre con orgoglio. La consapevolezza collettiva è la prima forma di tutela e la più potente leva di sviluppo. Il Parco non è un ente distante: è uno strumento al servizio della comunità”. Non manca il ringraziamento al presidente della Regione per “la fiducia accordata durante il mio mandato”, ai dipendenti del Parco, al direttore ed ai lavoratori TIS, che “con professionalità e senso di appartenenza hanno contribuito al rafforzamento dell’ente e hanno accompagnato ogni azione con responsabilità”. Per questi ultimi manifesta la speranza che “il percorso verso la stabilizzazione, già avviato, si completi definitivamente, lo meritano loro ma sarebbe anche un vantaggio per l’ente”. Ci sono poi i ringraziamenti ai sindaci, alle associazioni, agli operatori economici, alle giovani guide e a tutti coloro che hanno “creduto in questa visione condivisa”.
Al nuovo commissario rivolge “un augurio sincero e leale di buon lavoro”. “Le istituzioni – rimarca – meritano rispetto e continuità, al di là delle persone che temporaneamente le guidano. I mandati si concludono. Le responsabilità restano. Le idee, se sono solide, continuano a camminare. Il Sistema Serre oggi esiste. È una base concreta, costruita con lavoro, relazioni e visione. Qualunque sarà il ruolo che il futuro mi riserverà – conclude – il mio impegno per questo territorio continuerà con la stessa intensità e con la stessa convinzione. Perché le Serre non sono soltanto un luogo. Sono identità. Sono coscienza collettiva. Sono futuro”.