Alberi che crollano, mancanza d’acqua: l’incoscienza di essere in perenne (e tardiva) emergenza

È stato necessario l’amaro sacrificio di un albero di magnolia, ed il gazebo della gelateria “Sottozero”, per destare dal sonno il sindaco di Reggio Calabria che, aperti gli occhi stamane, si è improvvisamente accorto di un immenso patrimonio naturale andato in malora. Abituiamoci, allora, a questa lentezza di riflessi di cui fornisce prova ormai a ritmo quotidiano. Non più tardi della giornata di giovedì il Primo Cittadino, a distanza di “appena” sei mesi” dalla deflagrazione del problema, aveva scoperto che la città da lui amministrata lamentava disperatamente l’assenza di acqua nelle abitazioni. E, guarda caso, in serata si è risolto a sollecitare una riunione in Prefettura (a proposito, ma dal Palazzo del Governo, nel corso di questa drammatica crisi idrica, proprio nessuno ha avvertito il dovere di alzare la cornetta del telefono e convocare Giuseppe Falcomatà chiedendogli conto dell’aberrante situazione?). E, altrettanto casualmente, è delle ultime ore la notizia che proprio ieri sono stati avviati i lavori relativi alla condotta che attraversa l’area antistante il costruendo Palazzo di Giustizia, da cui dipendono le sorti dei rubinetti di buona parte di Reggio. Chicca ulteriore, un’opera che avrebbe dovuto essere completata, almeno queste erano le informazioni raccolte in settimana, sarà, invece ultimata nel giro di venti giorni: inspiegabili miracoli. Analogo “tempismo” è stato regalato ai reggini nella gestione del verde cittadino. I tre alberi crollati nelle ultime settimane, uno dei quali in un affollato tardo pomeriggio sul Lungomare, non hanno avuto la fortuna di scuotere la dormiente Amministrazione Falcomatà. Il quarto, quello abbattutosi la notte scorsa sulla celebre struttura che regala ore di gustosa serenità ai cittadini, ha almeno avuto il merito di illuminare le intorpidite menti che si aggirano a Palazzo San Giorgio. Perché, oltre al tradizionale post su Facebook che il sindaco utilizza per battere un colpo, è stata convocata a strettissimo giro di posta una urgente riunione di Giunta finalizzata ad affrontare l'”Emergenza alberi”. E già nella espressione scelta c’è tutta la proverbiale inadeguatezza, riconosciuta da chiunque alla banda di ragazzotti che hanno avuto in sorte, al massimo per un quinquennio (non di più), il destino di Reggio Calabria. Quel che ovunque è da considerarsi ordinaria, quanto banale, amministrazione, a queste latitudini si arrampica fino a raggiungere il rango di “Emergenza”. Non potrebbe essere altrimenti: anche i problemi basilari, elementari, di gestione della “cosa pubblica”, se affidati a chi non è all’altezza del ruolo, diventano gigantesche montagne da scalare con immensa difficoltà. E, purtroppo, anche in questa circostanza, ha fatto capolino la sciagurata ammissione di impotenza che si nasconde dietro lo sconcertante, quanto immaturo, scaricabarile sulle Amministrazioni precedenti. Falcomatà ha dimenticato che le sue parole sono rivolte a quella stessa comunità che, addirittura nell’ottobre del 2014, quasi tre anni addietro, gli affidò il mandato di guidare la città. Se, in un arco temporale così ampio, il Primo Cittadino ritiene che l’agghiacciante stato in cui versa Reggio Calabria sia ancora conseguenza di scelte compiute cinque anni addietro (perché all’era Falcomatà vanno aggiunti i diciotto mesi governati dai Commissari) non gli resta che essere consequenziale e prendere atto della sua infinità inconsistenza.

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