Aiutiamoci a casa nostra: la Lega in Calabria è di qualità molto scadente

Il Carroccio in Calabria imbarca "pezzi di antiquariato" e personaggi assai improbabili

I sondaggi nazionali la accreditano di una stima costantemente oscillante attorno al 34%, le elezioni svoltesi domenica in Abruzzo, nel frattempo, hanno certificato un balzo in avanti strepitoso sia rispetto al risultato lì conseguito alle Politiche il 4 marzo dello scorso anno (raddoppiando i consensi), sia rispetto alle precedenti consultazioni regionali, celebrate nel 2014 ed in occasione delle quali il partito guidato da Matteo Salvini addirittura non si era presentato.

A distanza di cinque anni, oltre un abruzzese su quattro ha votato per il Carroccio. Numeri da capogiro ovunque che, però, si scontrano, con l’imbarazzante situazione in cui il movimento, un tempo nordista e poi trasformatosi in forza nazionalista, si dimena nella palude calabrese. Non è un problema di poco conto e bene farebbe il ministro dell’Interno che, peraltro, nella nostra regione è stato (verifiche permettendo) eletto senatore, a non minimizzare o a demandare a personaggi improbabili la gestione e l’organizzazione dell’attività sul territorio. Perché, senza tanti giri di parole, almeno in questa fase storica di radicamento, la rappresentanza della Lega nei paesi e nelle città calabresi, nel Vibonese come nel Reggino, è affidata a soggetti che, in consessi seri ed autorevoli, non sarebbero nemmeno ammessi dalla porta di servizio. Sembra quasi una selezione al contrario. Un livello di alfabetizzazione, politica e tout court, da far impallidire chiunque abbia a cuore le sorti della democrazia. Quello che succede all’interno dei partiti, infatti, non è, come si potrebbe pensare, affar loro, in quanto è proprio da quelle procedure di coinvolgimento di dirigenti e militanti che prende avvio l’iter poi sfociante nell’elezione dei propri membri nelle assemblee rappresentative. In questi anni di tempestosa furia antipolitica, purtroppo, ci si è erroneamente convinti che fosse sufficiente sbarazzarsi della classe dominante precedente. Nessun timore è stato coltivato per chi ne avrebbe preso il posto. Se il ponte realizzato da un ingegnere presenta criticità tali da convincere chiunque in merito alla sua inaffidabilità professionale, per la sua sostituzione il pensiero non corre ad un lustrascarpe o ad un notaio. L’obiettivo, razionalmente perseguito, è quello di individuare un altro ingegnere più qualificato e competente. La bocciatura dei partiti cosiddetti tradizionali, invece, ha autorizzato l’opinione pubblica a considerare l’incompetenza una testimonianza di purezza. A parte che anche la specchiata limpidezza di tanti aderenti calabresi alla Lega è tutta da dimostrare, il problema in Calabria è ingigantito da una serie di fattori. Innanzi tutto, Domenico Furgiuele, coordinatore regionale ed unico parlamentare, è, perciò stesso, il dominus incontrastato, senza che, tuttavia, abbia seguito un cursus honorum adeguato e tale da renderlo riconoscibile quale leader politico di razza. Questa sua intrinseca debolezza, inoltre, è un nervo scoperto, una falla gigantesca in cui stanno tentando di insinuarsi gli avversari interni, invero di qualità scadente anch’essi. Basti pensare a quanto sta accadendo a Reggio Calabria dove i leghisti della primissima ora si sono visti completamente esautorare di funzioni e responsabilità, mentre contemporaneamente, altri pesci piccoli venivano, e vengono tuttora, autorizzati a gonfiarsi a dismisura portando fieri sul petto fintamente immacolato coccarde contraffatte con cui accreditarsi agli occhi di Salvini. Sempre in riva allo Stretto, infatti, il paradosso tocca livelli di poco invidiabile stupidità politica: da un lato la presenza di un consigliere comunale, Emiliano Imbalzano, primo caso a Palazzo San Giorgio, massimo rappresentante leghista in un ente locale calabro, non viene adeguatamente valorizzata né premiata conferendole la visibilità che merita; dall’altro, Salvini affida le sorti dei suoi adepti nella provincia reggina a tal Michele Gullace (chi?), uno sconosciuto pensionato di Taurianova che, in assenza di qualsiasi requisito di conclamata capacità politica, dovrebbe contribuire, seduto al tavolo delle candidature e col peso specifico che gli deriva dall’essere l'”uomo della Lega”, a scegliere il nome del nuovo sindaco di Reggio Calabria o chi inserire in lista per le Regionali. Una contraddizione in termini, soprattutto in virtù della fortuna in cui si sono imbattuti i leghisti: all’improvviso, infatti, hanno in casa uno dei pochissimi amministratori pubblici reggini, Emiliano Imbalzano appunto, dotati di acume politico e capace di far fare loro quel salto di qualità, di esperienza amministrativa e preparazione nella conduzione della ‘Cosa Pubblica’, al resto di essi del tutto sconosciute. Perché, di fronte ad uno scempio di credibilità simile e che può essere trasposto pressoché ovunque, dal Pollino allo Stretto, è opportuno ricordare che da qui ad un anno saranno tanti gli appuntamenti elettorali, a partire dal rinnovo del Consiglio di Palazzo Campanella ed arrivarci armati di innocente rozzezza non sarà un buon viatico per offrirsi all’attenzione dell’elettorato.

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