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Il leghista 66enne di Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavorava a Genova, non avrà nemmeno l'opportunità di recuperare il tempo perduto

L’unica giustificazione in grado di nobilitare la scellerata imposizione da parte della Lega di Antonino Minicuci nel ruolo di improbabile candidato a sindaco di Reggio Calabria è che il centrodestra non coltivi, come le malelingue mormorano da troppo tempo, un desiderio smodato di riprendersi Palazzo San Giorgio. Qualsiasi altra spiegazione è sommersa dall’evidenza dei fatti.

Pettegolezzi a parte, più trascorrono i giorni e meglio si definiscono i contorni di una figura che, già dai primi passi, sta dimostrando, in tutta la sua plastica evidenza, di essere stato catapultato in una realtà, quale quella di una competizione elettorale, senza comprenderne né il senso né la portata. Già da qualche intervento pubblico di repertorio era apparso chiaro che coloro i quali detengono la responsabilità politica di sostenerne la faticosa corsa dovrebbero conservarlo ad una distanza siderale da telecamere e riflettori. Così non è stato e le prime, imbarazzanti, uscite mediatiche, sorvolando sugli stenti sintattici, hanno drammaticamente confermato la sensazione: non all’altezza nel proporsi in modo accettabile all’opinione pubblica, dimostra un disagio insuperabile nelle capacità di comunicazione ed una grave inconsapevolezza della “Questione Reggio”. Qualcuno potrebbe obiettare che, dopo i sei anni di abisso falcomatiano, un composto diabolico di frivola propaganda social e passività amministrativa, di immaturità politica e alterigia comportamentale, la città ha urgenza di normale solidità e robusta esperienza. Il cruccio è proprio questo: colui il quale era stato presentato, solo tramite fredde note stampa (ancora mai in un confronto con gli operatori dell’informazione, men che meno in un faccia a faccia politico con gli avversari da cui è facile prevedere riemergerebbe in frantumi), ha palesato di essere assai claudicante nella conoscenza minima delle preoccupazioni che angustiano il popolo reggino. In questa improba operazione di apparire credibile come candidato al ruolo di Primo Cittadino, il leghista 66enne di Melito Porto Salvo che vive a Massa e lavorava a Genova, non avrà nemmeno, a causa dei tempi ristretti da qui al 18 settembre, ultimo giorno di campagna elettorale, l’opportunità di recuperare il tempo perduto. Quello di cui può beneficiare è ridotto agli scarsi sei anni in cui ha lavorato in riva allo Stretto, un bagaglio oggettivamente troppo leggero per affrontare un viaggio così periglioso come quello che altri, sconsideratamente, hanno scelto per lui. Una trascuratezza manifesta che fa pendant con l’incerta modalità con cui il leghista Minicuci gestisce il profilo Facebook, già al centro dell’attenzione mediatica per le falsità pubblicate con nonchalance, come riportato qualche settimana fa (https://ilmeridio.it/nino-minicuci-il-candidato-sindaco-del-centrodestra-attratto-dalle-bufale-sui-social/), e come attestato dal restyling approntato di recente, proprio per dare un aspetto più congruo alla veste di candidato sindaco di Reggio Calabria imposto da Matteo Salvini. Uno sforzo apprezzabile, ma rivelatosi un comico flop: lasciando perdere la sfocata foto profilo, è molto più istruttiva la foto scelta per la copertina. Non è il caso di giudicarla, si illustra da sé e guai a considerarlo un argomento futile, tutt’altro. E’ la fedele riproduzione di una mancanza di rispetto di una comunità, quella reggina, che merita, in particolare dopo le angosce procurate dalla gestione Falcomatà, di recuperare l’orgoglio ferito dalle sopraffazioni altrui.



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