Ai reggini non cittadini onorari viene tolto tutto: anche l’acqua

C’era una volta una città che, come tutte quelle civili e civilizzate, era formata da abitazioni nel centro storico in cui dai rubinetti sgorgava l’acqua. Per decenni addirittura potabile non obbligando in tal modo i residenti a doverla acquistare contribuendo a rendere ancora più dispendioso l’aggravio di spesa nel contesto di un’economia domestica e locale parecchio esangue, C’era una volta una volta, ma non c’è più, perché vuoi inseguiti dalla sfortuna, vuoi perché inabili al lavoro di amministratori al quale si sono candidati senza rispetto per gli amministrati, da quando a Palazzo San Giorgio hanno fatto ingresso Giuseppe Falcomatà e i suoi seguaci, i reggini, prima di aprire il rubinetto, si fanno il segno della croce e confidano nel miracolo o nella fortuna. Una ruota che gira: oggi tocca a me, domani a te, dopodomani né all’uno né all’altro.

Naturalmente, ma è pleonastico ribadirlo, senza che i cafoni istituzionali impossessatisi della città come fosse il “Miramare”, come fosse Cosa Loro, avvertano la coscienza e la basica educazione civica (chissà mai dove sono stati educati, chissà mai da quale anfratto di caverna sono sbucati) di informare i sudditi proni. I quali sudditi proni hanno la loro buona quota parte di responsabilità, perché, immancabilmente, quando qualcuno si azzarda a far valere in forma pubblica il Diritto per antonomasia, quello a ricevere una regolare erogazione idrica, quello per la cui mancanza ci si indigna nei villaggi sperduti del Quarto Mondo, spunta fuori il minus habens di turno il quale, in perfetta affinità intellettiva con i suoi referenti municipali e dimentico delle prerogative peculiari dell’essere umano e delle leggi a sua tutela, fa presente, esibendo platealmente la sua imbecillità, che esistono le autoclavi. O ancora, in un impeto di bestialità difficile da contenere, che l’acqua nelle zone periferiche di Reggio Calabria manca da decenni e, dunque, cosa volete adesso? Un trattamento privilegiato? Identico risentimento va coltivato nei confronti della sedicente minoranza di centrodestra, accomodatasi inutilmente nell’Aula “Pietro “Battaglia”, senza che i cittadini riescano a cogliere il senso della loro presenza. Stesi i veli pietosi di rito, sarebbe a questo punto il caso di raccogliere, per una volta, le sollecitazioni provenienti dalla maggioranza del centrosinistra che, dall’attimo immediatamente successivo al suo insediamento sette anni fa, ha invitato l’opinione pubblica a prendersela con le Amministrazioni precedenti. Ora, trascorsi i sette anni di cui sopra, è giunto, in effetti, il momento di fare di conto e rammentare ad ignoranti tecnici di antico conio e di nuova nomina che, dal 23 novembre del 1993 (data in cui Italo Falcomatà fu eletto sindaco dal Consiglio comunale dell’epoca) ad oggi (27 anni e 5 mesi) per 15 anni e due mesi le mani in pasta sono state quelle di un ambito familiare ben definito, tra parenti stretti stretti, mentre per due anni le stanze dei bottoni sono state occupate da Commissari prefettizi inviati da Roma in seguito a ben note vicende sulle quali un giorno la Storia, (solo per i polli, chi ha occhi per vedere e orecchie per sentire non ne ha bisogno) si incaricherà di individuare formalmente pupari e pupi. Ai calcoli succitati aggiungete pure i dieci mesi in cui Demi Arena ha esercitato il mandato di Primo Cittadino alla presenza dei membri della Commissione d’accesso e sarà facile che anche gli stolti, nell’individuare le responsabilità dello squallore in cui annaspano i resti di Reggio effettivamente sono molto ben identificabili. I nostri eroi potrebbero ora recuperare con una mossa semplice semplice: nell’attesa di assegnare la cittadinanza onoraria anche a qualche ingegnere idraulico che metta a posto le reti idriche soggette a continue perdite (come da versione fornita dall’assessore Rocco Albanese, contattato dal Meridio più volte negli ultimi mesi e come se nel 2021 fosse una giustificazione passabile accettare l’interruzione dell’erogazione idrica per consentire il riempimento dei serbatoi, soprattutto dopo la tragicommedia inscenata nell’ottobre del 2018 dai truffatori della diga del Menta), è quanto mai opportuno consigliare a Liliana Segre, quando le sarà materialmente consegnata la prestigiosa onorificenza, di raggiungere a Reggio “già lavata”: una volta qui le sarebbe impossibile. Si fidi di noi e diffidi, almeno lei, degli esemplari ammaestrati che battono le mani a comando.

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