Addio Calabria: la fuga dei giovani ed il futuro (quasi) impossibile in una terra disperata

Il ritorno della quotidianità riconsegna uno scenario orientato al pessimismo per la Calabria. Gli ultimi spiccioli di vacanza ripropongono la riattivazione del flusso di partenze verso le realtà più sviluppate: chi era tornato per le Festività deve ripresentarsi sul luogo di lavoro, gli studenti raggiungono i centri universitari, i paesi si (ri)spopolano, le attività commerciali riprendono ad arrancare.


È in momenti come questo che le comunità avvertono in tutto il suo dolore la profondità della piaga dell’emigrazione. Gli affetti familiari sono solo una parte del contesto: in evidenza tornano gli interrogativi sul futuro di una generazione che non può rimanere nella terra d’origine perché non offre realistiche speranze di crescita culturale, sociale, economica. Non di fulgida carriera dunque, ma di normale percorso di vita. In una regione in cui la sanità perde pezzi giorno dopo giorno, in cui gli uffici subiscono drastici ridimensionamenti, in cui il tessuto produttivo è asfittico perché non c’è mercato (e il mercato non c’è perché non c’è più gente), in cui la ‘ndrangheta ricorda continuamente di essere presente, in cui le strade crollano anziché diventare più veloci, la speranza si spegne ora dopo ora.
Aspettarsi qualcosa dai concorsi pubblici in zone in cui il criterio del clientelismo o addirittura del familismo amorale è prevalente, sfiora i sintomi della dabbenaggine. Alcuni settori della Pubblica Amministrazione sembrano proprietà privata, impresa monopolistica familiare.
Di termini come “meritocrazia”, “trasparenza”, “efficienza”, “sviluppo”, la classe politica si riempie la bocca. Quanto ne sia strumentale e provocatorio l’utilizzo, lo dimostrano i fatti.
Posto che anche in caso di normale funzionamento di Enti ed Istituzioni la via dell’iniziativa individuale o societaria deve essere considerata come opportunità prioritaria o quasi (se non altro, perché si dipende almeno in parte da se stessi), le possibilità si orientano sull’inventarsi qualcosa. Le esigue chance di riuscita del progetto necessitano però della (seppur minima) fiducia nel sistema, nella riscoperta del senso di comunità, nella ripresa dei valori sociali, nella cooperazione, nel cambio netto di mentalità. L’elenco è evidentemente costituito da elementi oggi carenti. Bisogna prendere atto di quanto grave sia perdere innanzitutto le migliori risorse umane, che qui non trovano soddisfazioni personali e professionali. Serve un impegno concreto da parte di tutti, fermare i piagnistei e puntare sulla determinazione. Le condizioni sono difficili, ma chi decide di vivere qui non ha altra via d’uscita se non quella di affilare i denti e combattere.

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1 Commento

  1. Arroganza, presunzione, sopraffazione degli amministratori pubblici, fanno si che la ns regione sia la peggiore come amministrazione. Con questa realtà, il futuro giovanile non esiste. Dopo 61 anni dalla mia partenza, tutto come prima.

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