Accuse e denunce contro la maggioranza non bastano più: l’assessore Marcianò rompa gli indugi, ora

Si è opposta, ha agito con ferma risolutezza senza mai piegarsi al regimetto mediocratico che regna (ma non comanda) a Palazzo San Giorgio, ha pubblicamente lanciato il guanto di sfida verso il Capo, mosso da invidia e rancore, ha denunciato boicottaggi da parte di qualche esponente della maggioranza di cui fa parte: ora è arrivato, improrogabilmente, il momento di varcare il Rubicone. L’ultimo episodio in ordine di tempo gravita attorno alle accuse, precise e circostanziate, che ha mosso ad un paio di rappresentanti del centrosinistra in riferimento allo stop imposto in Commissione al Regolamento sull’assegnazione degli alloggi di edilizia popolare. Da sempre un nodo nevralgico in cui si addensano grumi di opacità. L’assessore Angela Marcianò è, dunque, arrivata al punto di non ritorno: immaginare che questa guerra guerreggiata tra lei ed il sindaco possa andare avanti a lungo sarebbe una catastrofe per le speranze, ormai ridotte al lumicino, di arrestare la folle corsa verso il burrone nel quale rischia di precipitare, in modo definitivo ed irrimediabile, Reggio Calabria. Non serve ripercorrere, nel dettaglio, le tappe di uno stillicidio di stoccate e frecciate lanciate fin dal momento in cui Giuseppe Falcomatà si rese conto di non poter assoggettare al suo volere la sola componente della Giunta dotata di autonomia di pensiero e, oltre tutto, desiderosa di esprimerlo in assenza di filtri e paure di qualsivoglia genere. Adesso, però, il vaso è colmo e non è detto che questa infinita diatriba sia, per forza di cose, foriera di effetti negativi: la giovane giuslavorista, salita fin sulla vetta dell’indipendenza, si assuma la responsabilità della leadership sostanziale che l’opinione pubblica, indipendentemente dalla sua stessa volontà, le ha ritagliato addosso. Si cavi fuori dall’impiccio e prenda atto che adesso è anche dirigente nazionale del Partito Democratico. Occupa, pertanto, una posizione da cui discende, anche sul piano formale, l’autorità necessaria per indicare la direzione ad una gruppo che, da oltre due anni e mezzo, procede, impacciato ed incerto, in ordine sparso. L’assessore Marcianò sa benissimo che l’area di dissenso, travolgente all’esterno di Palazzo San Giorgio, è presente in dosi massicce anche tra i corridoi del Municipio. Prenda in mano la situazione, dimostri di avere realmente a cuore le sorti della città passando dalle parole ai fatti. Non si limiti più a denunciare un andazzo al quale non intende adeguarsi e si confronti, costruttivamente, con i numerosi esponenti della maggioranza che dubitano, per usare un eufemismo, delle qualità del Primo Cittadino. Nessuno le chiede di salire sulle barricate e rendersi autrice di un “colpo di Stato”, più semplicemente di dare uno sfogo a quell’amplissima area della maggioranza che non è disposta a sacrificarsi sull’altare di un sindaco “forte” di un consenso popolare vicino alla soglia dello zero. E gli altri, quelli che non intendono pronarsi con atteggiamento servile all'”uomo solo (non) al comando” alzino la testa e non credano di sacrificare gli interessi supremi della città alle loro piccole storie personali. Ricordino la riunione successiva al referendum del 4 dicembre, ricordino le parole pronunciate da Falcomatà che si rivolse agli assessori umiliandoli e minacciandoli: abbiano coscienza che la sola zattera disponibile è quella offerta da una presa di distanze, consapevole, collettiva e coraggiosa, da un Primo Cittadino che sta affondando e loro con lui e prima di lui.

Contenuti correlati

Commenta per primo

Lascia un commento