Quindi a Reggio Calabria funziona, pochissimo e malissimo, anche il dispositivo mentale che regola i canali di indignazione. Nello stesso giorno, nelle stesse ore in cui Versace Carmelo (oggi nel PD, domani chissà) fa di Palazzo Alvaro, sede di una Città Metropolitana dequalificata dai suoi inquilini, il magazzino di casa propria assumendo, con soldi non suoi ma dei cittadini, nove nuovi membri dello staff a quattro settimane dalle elezioni che lo sbatteranno fuori dalla stanza, occupata indegnamente, di sindaco metropolitano facente funzioni, le urla scandalizzate della Sinistra si levano contro l’assegnazione del San Giorgio d’Oro a Nino Spirlì.
Questione di priorità, quella stessa questione di priorità che ha spedito la Sinistra di qualsiasi latitudine su un pianeta diverso da quello abitato dalle persone normali. Così ottusamente ossessionati da non cogliere che Versace Carmelo (oggi nel PD, domani chissà), a cavallo della sua impudente condotta disinvolta, truffa anche le loro ambizioni personali truccando una gara che dovrebbe essere equa. E molto poco importa che la forma sia stata rispettata: quello del sindaco metropolitano facente finta è, e resta, un metodo riprovevole. Perché non è normale sbraitare per una onorificenza di cui ce ne fotte poco meno di zero e ammutolirsi di fronte alla immonda pratica versaciana di distribuire, con soldi non suoi ma dei cittadini, prebende a suo esclusivo uso e consumo a ridosso delle elezioni. Roba che, fosse successa nel Malawi, avrebbe indotto la popolazione a ribellarsi, mentre a Reggio Calabria il massimo cui ambire è il piagnucolio per un premio, di cui ce ne fotte poco meno di zero, consegnato nelle mani di Spirlì. Se fosse giusto o meno il metodo di attribuzione, se fosse giusto o meno il merito dell’attribuzione è qualcosa che avrebbe dovuto passare sotto silenzio, a sinistra e a destra, in alto e in basso, mentre Versace Carmelo (oggi nel PD, domani chissà) si muoveva a Palazzo Alvaro da par suo, con spregiudicatezza amorale e ignobile indifferenza nei confronti dei reggini, tranne quelli che beneficiano dei suoi servigi comprati con denaro pubblico. Del resto, l’etica pubblica, che dovrebbe muovere ogni singola azione amministrativa e politica, è materia dal Versace (oggi nel PD, domani chissà) conosciuta nella stessa misura in cui io conosco il sanscrito. Ma se i campioni della Sinistra, lesti a stracciаrsi le vesti per una pergamena, o quel che è, conferita a Spirlì, avessero riservato un decimo della loro repulsione valoriale allo sconcio mercimonio di articoli 90, forse il suo comportamento, e non da ora, sarebbe stato più prudente e meno sfacciatamente privo di scrupoli. Perché questo è quello che è, a giudizio di una persona mediamente onesta: in caso contrario Versace Carmelo (oggi nel PD, domani chissà) informi con dovizia di particolari in quali ambiti e con quali modalità questi ulteriori nove innesti, a quattro settimane dal voto, nello staff, rappresentano un vantaggio per la collettività dalle cui tasche provengono i denari per pagare codesti individui. Confidando, peraltro, che almeno servano alla conferma in Consiglio di Versace Carmelo (oggi nel PD, domani chissà) perché, davvero, non vorremmo perdere un così fulgido punto di riferimento da non seguire e dai cui disvalori mostrati nell’esercizio delle sue funzioni pubbliche scappare e far scappare chiunque voglia conservare la purezza della propria coscienza. Certo, per uno come lui potrebbe pur esserci l’alternativa della querela che ha già maldestramente utilizzato cadendo innmodo rovinoso nell’aula di Tribunale come cadrebbe in modo rovinoso su qualsiasi terreno ci volesse sfidare: qualsiasi, tranne quello dell’integrità.