A Reggio ci si diverte in un nuovo asilo: è a Palazzo San Giorgio

Meno male che Giuseppe c’è: non lo crede, nemmeno sotto l’effetto di sostanze stupefacenti la stragrande maggioranza della città che gli ha voltato le spalle in occasione delle elezioni amministrative svoltesi nello scorso autunno, ma lui e i suoi damerini di corte lo pensano davvero. Meno male che Giuseppe c’è: stamane, assiso sullo scranno di Primo Cittadino, si è autoincensato dopo che i consiglieri di centrodestra erano rientrati nell’Aula del Consiglio comunale. Qualche minuto prima un fulmineo attacco di devozione nei confronti della dignità calpestata della città li aveva spinti lontano dai banchi, ma poi su di esso ha prevalso, come d’abitudine, l’insana prudenza e, quindi, di nuovo tutti dentro.

La scenetta, corredata da striscioni di contestazione, poteva ormai essere venduta, a costo zero, al reggino medio che avrebbe apprezzato lo sprezzo del pericolo degli eroi indifferenti anche all’azione di forza di un energumeno venuto giù dal ring del centrosinistra per strappare e accartocciare un cartellone di protesta. Questo Consiglio comunale si è ritrovato a godere della stessa legittimazione di un asilo dove infanti si divertono da matti sognando di diventare un giorno esponenti politici. Un’illusione che resterà tale, considerando la base di partenza che non prevede la conoscenza dell’ABC della materia. Se n’è accorto perfino il sindaco che, nella sua immancabile sequela di offese verso le minoranze, oggi si è concentrato sulla loro “povertà di contenuti” e se n’è reso conto addirittura il presidente della massima Assemblea cittadina, Enzo Marra che, urlando a squarciagola, come, appunto, si è soliti fare nel cortile durante la ricreazione all’asilo, quando le maestre non sono all’altezza di mantenere l’ordine e farsi rispettare dai bambini, ha evocato la scuola dell’infanzia. Al cospetto di cotanta bassezza spetta, dunque, a loro, è stato il cuore della dottrina impartita alla città dal Principe ereditario della dinastia dei Protervi “alzare il livello del dibattito”. Chiunque, soprattutto se investito di un ruolo istituzionale, se destinatario di un affronto così profanatore, avrebbe nuovamente abbandonato l’Aula, possibilmente senza farvi più ritorno. Chiunque, ma non i Sommi Sacerdoti del Niente. E’ pur vero che su un giudizio, tuttavia, non si può che concordare in pieno con Falcomatà, Marra ed i dignitari di infimo rango sparsi qua e là sui banchi della maggioranza: “Non siete degni di amministrare la città”. Loro, con la sguaiatezza che ne tradisce le origini, lo hanno rinfacciato ai dirimpettai, ma l’opinione pubblica (almeno quella parte avveduta e non schiavizzata dall’apatia) sommessamente lo rimprovera ogni giorno ai presenti, tutti, senza distinzione alcuna tra fazioni. Basti pensare che erano talmente accalorati nel lanciarsi strali l’un contro l’altro armati delle loro rispettive piccolezze morali da aver schiumato rabbia mentre mezza città li malediceva perché ritrovatasi, in quelle stesse ore, senza una goccia d’acqua nelle abitazioni, naturalmente in assenza di qualsiasi comunicazione da parte dei signorotti della mediocrazia. Per fortuna le sedute consiliari a Palazzo San Giorgio, ormai, sono convocate da un millennio all’altro, ma del resto di cosa volete che discuta un Consesso il cui portabandiera, sovreccitato da qualche serie televisiva pulp, apostrofa gli avversari definendoli, con sicumera degna di miglior sorte, affetti da bipolarismo? Nessuno, neanche a dirlo, dei destinatari delle ingiurie, ha battuto ciglio, come sempre accaduto in passato, come sempre accadrà in futuro quando sarà concesso l’onore, chissà tra quanto tempo, vista la cadenza delle adunanze, di sedere su quegli scranni. A scrivere l’epigrafe sulla rispettabilità del Consiglio dei brogli, com’è giusto che sia, non poteva che essere il più fidato degli scudieri di Falcomatà: il vicesindaco metropolitano Armando Neri. Riducendo in brandelli la coscienza istituzionale che dovrebbe contraddistinguerne pensiero e operato, ha sfidato pubblicamente i rappresentanti della minoranza: “Sanno di nuove sezioni interessate? Conoscono elementi ulteriori a disposizione della magistratura? Noi non sappiamo nulla rispetto a quanto emerso sino a oggi”. Il non detto così si traduce: Cosa volete che sia quello che finora hanno scoperto gli inquirenti sugli imbrogli commessi per eleggere questo, non altri, Consiglio comunale? Non ci tange, come non ci tange che la città (sempre quella parte meritevole di vivere in un luogo di cui andare fieri perché il voto, almeno quello, è blindato rispetto all’azione criminale di banditi della democrazia) abbia già emesso il verdetto inappellabile che non ha bisogno delle dimissioni di nessuno, né degli esponenti delle minoranze, né, figuriamoci, della maggioranza: il Consiglio comunale di Reggio Calabria non esiste.

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