Lo si legge, lo si rilegge, per scrupolo se ne ripassa ancora il contenuto da cima a fondo, dalla prima all’ultima riga, ma nulla: con tutta la buona volontà, del comunicato inviato alle redazioni dei giornali a firma del presidente del Consiglio comunale di Reggio Calabria, non si capiscono senso né contenuto.
Con tutto il rispetto per il reale autore della nota, ovviamente non da non individuare nel morbido Enzo Marra, è del tutto incomprensibile il tentativo altezzoso di mettere una pezza sulla ininterrotta serie di fesserie pronunciate ed attuate da una compagnia di saltimbanchi approfittatori del voto accordato loro da qualche simile. Anche in merito alla questione del giorno, la mancata presentazione del rendiconto di gestione, si sproloquia di “dibattiti pubblici” a cui soltanto chi è vittima di deliri allucinatori può dire di aver partecipato in una città che ha fatto del deserto di idee e ragionamenti il suo vessillo inconfondibile. Lascia, poi, di stucco il passaggio nel quale l’invito rivolto alla “comunicazione politica” è quello di essere “imparziale e critica”. A parte la contraddizione in termini, perché vai a capire come sia possibile contestare l’operato di un’Amministrazione senza essere di parte (la propria, non quella di qualsiasi rappresentante politico, di partiti nemmeno a parlarne vista la loro estinzione), è paradossale che il massimo esponente di un’Assemblea Comunale infarcita di figuri che, oggettivamente, ignorano le regole elementari del loro mestiere (teorico) salga in cattedra in rappresentanza dell’intero Civico Consesso per spiegare ad altri come fare il loro lavoro. Da un lato è anche positivo, perché in un luogo così triste quale è la Reggio Calabria degli ultimi anni, una crassa risata ogni tanto rinvigorisce lo spirito. Però quell’imitazione di istituzione che dimora a Palazzo San Giorgio dovrebbe preservare almeno quella reputazione ormai residuale e della quale sembra non importare più a nessuno. Le parole “serietà e senso delle istituzioni”, sia ben fissato nei pensieri di tutti i componenti del Consiglio, non hanno nemmeno la più remota possibilità di trovarsi in qualsiasi frase da essi pronunciata. La difesa d’ufficio non rientra mai tra le opzioni da prendere in considerazione, men che meno quando in ballo ci sono questioni connesse alla tenuta dei conti pubblici. Marra, la maggioranza di centrosinistra, i vari settori preposti, si occupino di fare due più due per non far saltare il banco, con l’umiltà propria di chi dovrebbe sapere che sta occupando un posto al quale, in una città normale e in un’epoca storica normale, non avrebbe alcun diritto; senza tirare in ballo “sacrificio, lavoro, dedizione, competenza” che negli ultimi otto anni hanno trovato il portone di Palazzo San Giorgio chiuso a quadrupla mandata e, soprattutto, evitando, per decenza, qualsiasi riferimento alla “vigorosa espressione popolare”: intelligenti pauca.