A Palazzo San Giorgio c’è tanta trasparenza da produrre atti “invisibili”

E se non ci fosse stata una perfetta corrispondenza d’intenti tra i rappresentanti del Movimento Sociale Fiamma Tricolore, fuori dal Palazzo, e Filomena Iatì, il solo consigliere comunale disposto a guardare con diligenza nel pozzo senza fondo e senza luce di una faccenda grottesca come quella dei murales, dai colori vividi sulle pareti dei due edifici che si affacciano su Largo Botteghelle, ma dalle procedure a dir poco sospette, cosa mai avrebbe saputo la città dell’ennesimo “peccato” commesso dall’Amministrazione Falcomatà?

Rispondere a questa domanda, dopo l’esposto presentato in Procura da parte della Fiamma, restituisce distintamente la cornice dentro cui si muovono in questa fase la politica e le istituzioni reggine. Quand’anche non fossero ravvisabili, ed è tutto da dimostrare, profili di illiceità da parte di Falcomatà e soci, è innegabile che essi avrebbero preso a calci, quanto meno, la ragionevolezza ed il ritegno. Aver scoperto, grazie alla dedizione dell’avvocato Iatì, esponente di “Impegno e Identità” in Consiglio comunale, che la determina attuativa di affidamento dei lavori non aveva visto i natali costituisce, già di per sé, un motivo validissimo per ricaricare le batterie della sveglia dei tanti che, sonnolenti, arrancano nei corridoi dei Palazzi deputati ad assicurare diritto d’asilo alla legge a Reggio Calabria e dintorni. Una città del genere, sulla scorta delle frasi citate da Giuseppe Minnella nel corso della conferenza stampa di lunedì pomeriggio, non può permettersi il lusso di attribuire la delega alla Legalità ad un assessore come Rosanna Scopelliti che, come nulla fosse, a parte i capitomboli provocati da una ingiustificata superbia, si era resa protagonista di una spassosa replica agli oppositori non ammaestrati. La coraggiosissima attivista antimafia senza macchia e senza paura (e senza curriculum se non quello di derivazione parlamentare) aveva, a suo tempo, articolato frasi sconnesse in merito ad un costo dell’opera ben inferiore ad un decimo di quanto contestato. Una cifra che, ricorda un accorto Minnella, sarebbe stata gentilmente resa di pubblico dominio non appena le riserve della Repubblica alloggianti nella residenza municipale avessero avuto a disposizione il rendiconto finale. Roba mai vista nelle stanze di nessun ente e che farebbe sobbalzare dalla sedia i tutori della legge di cui sopra, ma in riva allo Stretto, evidentemente, usi e costumi sono di altra natura ed altra origine. Dunque perché darsi tanta pena per conoscere la quantificazione dell’esborso? Perché sbraitare all’indirizzo di una procedura andata avanti in assenza dei necessari atti formali, ma in presenza di una somma urgenza richiesta dall’approssimarsi della data del 25 aprile, Festa della Liberazione? Mentre la mossa tesa a fare giustizia a proposito di un iter amministrativo scappato dalla gabbia invisibile della trasparenza professata dal sindaco andrà per la sua strada, la proverbiale impreparazione dei giovinetti e delle giovinette che un giorno infausto vollero abitare Palazzo San Giorgio ha, comunque, ultimato un altro giro nel circuito della stoltezza: aver irrimediabilmente e definitivamente consegnato i nomi di Pasquale Brancatisano e Teresa Gullace, raffigurati nei due murales “resistenti”, ad uno scandalo firmato in calce dalla loro spocchiosa arbitrarietà.

Contenuti correlati