Sentenza Naccari-Falcomatà sul concorso truccato: (anche) oggi è la Giustizia a finire sul banco degli imputati

E' stato emesso il verdetto sul concorso che sarebbe stato pilotato dall'ex assessore regionale

Dicono che le sentenze non si commentano e debbano solo essere rispettate, ma dalla notte dei tempi è noto pure che il rispetto sia da meritare con le azioni concrete dettate da comportamenti adamantini.

Cosa si può pensare di un verdetto arrivato dopo un arco temporale lungo quasi quanto il periodo di pena (finta) comminata ad un imputato? Sarebbe fin troppo semplice paragonare il giudizio emesso dal Tribunale di Reggio Calabria a carico di Demetrio Naccari Carlizzi e della sua consorte Valeria Falcomatà con altre determinazioni riguardanti personaggi ben più determinanti sulle sorti della città di Reggio Calabria e della Calabria, ma è bene, per un principio purtroppo mai troppo attuato, che le vicende giudiziarie abbiano altro percorso rispetto a quelle politiche. La questione, del resto, è di una banalità sconcertante: i giudici, condannando a tre anni di reclusione ed a cinque di interdizione dai pubblici uffici, dopo oltre un biennio di dibattimento processuale, l’ex sindaco facente funzioni ed ex assessore regionale, ed arrendendosi alla prescrizione per quanto riguarda la posizione della moglie, hanno certificato, in primo grado, che il concorso per l’assegnazione dell’incarico di dirigente medico presso il reparto di Dermatologia degli Ospedali Riuniti di Reggio Calabria è stato “truccato”. Almeno questo è stato l’esito delle valutazioni del Collegio Giudicante. Rebus sic stantibus, è facile immaginare che la prescrizione farà presto da scudo anche a Naccari Carlizzi e, quindi, ciononostante, a fronte di una colpevolezza acclarata nel primo step dell’iter giudiziario, quel posto in una struttura sanitaria pubblica, illegittimamente conquistato, continuerà ad essere occupato da Valeria Falcomatà. Quale può essere in questo caso il messaggio che arriva al popolo in nome del quale si amministra la Giustizia? Cosa mai dovrebbe pensare di un sistema in cui l’unica vittima, nei fatti, è la dottoressa Maria Carmela Arcidiaco, la professionista denunciante sottoposta ad un calvario di tensioni e pressioni che, visto lo scarno risultato, si sarebbe potuta risparmiare? Fu lei a far scoppiare il “caso” portando alla luce i presunti inganni e raggiri che sarebbero stati commessi pur di far vincere la sorella di Giuseppe Falcomatà, oggi sindaco di Reggio Calabria. Inganni e raggiri che Naccari avrebbe imposto ad altri soggetti coinvolti nella procedura concorsuale con l’unico obiettivo di spalancare le porte alla moglie. Così è se vi pare e beati coloro che mantengono intatta la fiducia nella Giustizia: per farlo è necessario essere ingenui ai limiti della stupidità o arroganti ben oltre i limiti della tracotanza.

Contenuti correlati

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*