Come si vota alle elezioni politiche: gli effetti del sistema elettorale

di Michele Furci – Parlare di coalizione vincente o di coalizioni alla stregua del sistema elettorale regionale o dell’elezione dei sindaci con questa legge elettorale è una semplificazione fatta passare da opinionisti distratti dalla cultura politica tecnocrate, espressione in italia della supremazia economica privatistica, delle liberalizzazioni e delle dismissioni delle strutture pubbliche. Sicché, sulla scorta dell’unica esperienza con cui si è votato nel 2018 e sulla base degli automatismi che fa scattare il voto di preferenza individuale nel sistema maggioritario per l’elezione dei sindaci e dei presidenti delle regioni, è molto facile smontare il luogo comune di una possibile coalizione vincente in quanto tale, che in maniera acritica ormai da quattro anni si è fatto passare con sondaggi elettorali che si basano su quesiti elaborati sulla sommatoria di preferenze che si attribuiscono come se l’elettore avesse la possibilità di utilizzare più opzioni di voto nella medesima scheda. 

Con l’automatismo di un ipotetico meccanismo che in realtà funziona nelle comunali e nelle regionali, dove gli elettori votano in percentuale altissima solo la preferenza per la quale sono stati stimolati a recarsi al seggio direttamente dal candidato a uno dei consigli comunale o regionale, molti organi d’informazione nazionali finora hanno influenzano tantissimi, in particolare quelli che per un motivo o per un altro negli ultimi quattro anni hanno deciso poi di non votare. A cascata sui social tutti ripetono erroneamente perciò, considerandolo scontato da mesi, che ci sarebbe un partito e una coalizione vincente e che nei collegi uninominali sarebbero favorite soltanto le coalizioni. bisogna per questo motivo chiarire subito che con questa legge elettorale non esiste né il voto utile né il voto plurimo, bensì il voto unico. Mai l’affermazione uno vale uno poteva trovare la conferma più concreta di quanto la trovi con questa legge elettorale. Nelle coalizioni o nella lista unica l’espressione di voto è uno solo e, a differenza delle regionali, non si vota per un presidente in cui tutti i partiti coalizzati confluiscono in particolare con i propri voti di preferenza dei singoli candidati sul suo nome, e nemmeno si vota per il Sindaco, sul quale in particolare al primo turno confluiscono i voti delle singole liste con le preferenze dei propri candidati, bensì si vota su una scheda singola per eleggere parlamentari in collegi uninominali e plurinominali, dove il voto è sempre singolo anche con più contrassegni poiché non c’è voto disgiunto. Al massimo, per evitare che il voto segnato al candidato all’uninominale vada suddiviso in proporzione alle liste dell’intera coalizione, si può segnare anche il simbolo del proprio partito o viceversa. Le liste singole perciò, paradossalmente sono favorite poiché il voto espresso va sempre per intero al candidato uninominale e per intero va anche alla lista proporzionale. In considerazione anche del combinato che propone in primo luogo la visibilità in testa dei candidati nei collegi uninominali e poi, sotto il suo nome, vi sono i simboli o il simbolo delle liste collegate senza possibilità di esprimere alcuna preferenza sui nomi del listino bloccato dei collegi plurinominali, pena l’annullamento delle scheda, in realtà è il nome del candidato uninominale che può fare la differenza ed essere determinante! E poiché il sistema elettorale è rimasto uguale, la prova di quanto sostenuto sopra, è data dai risultati del 2018 quando, nonostante fosse una singola lista, il M5S benché avesse ottenuto il 32,7% e la coalizione di Centrodestra tra il 37% da solo ha fatto cappotto in molti collegi uninominali alle due coalizioni. Alle politiche infatti il voto è veicolato in grande misura dal voto di opinione, per cui con buona pace degli opinionisti e dei sondaggisti che sommano le singole espressioni di preferenza, quel che tira nell’immaginario collettivo lo rappresenta chiaramente soltanto il Capo della forza politica nella quale si identifica una comunità che lo riconosce in maniera univoca e senza tentennamenti. Infatti, molti elettori non si esprimono in quanto coalizione, come avviene quando è rappresentata da un candidato a sindaco o a presidente della Regione, bensì si esprimono con chiarezza nei sondaggi indicando il partito preferito. Si tratta in realtà di una espressione che sottolinea la volontà di un voto che esclude talvolta categoricamente di voler confondere la propria preferenza con quella di un altro candidato presente in una lista del medesimo schieramento. Per comprendere perciò questo meccanismo della scheda unica delle prossime Politiche del 25 settembre 2022, tra le altre similitudini bisogna aggiungere soltanto l’esperienza del secondo turno delle comunali quando, senza il voto delle preferenze ai candidati delle singole liste, il confronto immediato che fa l’elettore è riferito solamente ai candidati per i quali può esprimere la preferenza e non più alla coalizione. Un caso eclatante, ultimo in ordine di tempo, a riprova della validità del candidato uninominale è avvenuto con l’elezione del sindaco di Catanzaro, quando il 26 giugno 2022 il candidato della coalizione perdente ha vinto sul candidato della coalizione vincente che con le preferenze ai singoli candidati al consiglio aveva ottenuto addirittura oltre il 50%.  

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