Verso le elezioni politiche, il Pd perde pezzi ed appeal

La porta l’ha simbolicamente aperta il presidente del Senato Pietro Grasso. Da lì in poi, gli altri esponenti minori hanno preso coraggio (e, in alcuni casi, scuse) per abbandonare una barca che non naviga più in acque sicure. La rotta tracciata da Matteo Renzi non convince più quanti si erano seduti qualche anno fa sul carro trionfante. Oggi l’aria è diversa, il 40% delle europee è un miraggio, gli spifferi sono diventati venti di burrasca. La scissione da cui si è originato Mdp è una ferita non guarita, che anzi si va aggravando: i vecchi dirigenti si sta piano piano trasformando in una scialuppa per naufraghi. Navigati, hanno aspettato che il momento di gloria del leader fiorentino passasse, che la “novità” si sgonfiasse.
I sintomi di questa crisi cominciano a farsi sentire anche in Calabria, dove, dopo l’adesione di Vincenzo Pasqua al Gruppo Misto (alle elezioni regionali era stato candidato con la lista “Oliverio presidente”), si è registrato lo spostamento di Arturo Bova (che alle regionali si era candidato con la lista “Democratici progressisti) proprio ad Mdp. Due cambiamenti che certificano il calo d’appeal del Pd, che non riesce più a tener fermi coloro che non erano stati convintissimi del progetto, ma lo avevano sposato nella prospettiva delle vittoria elettorale. I frutti, evidentemente, per loro sono stati pochi e secchi. Crescono le tensioni, perché il momento di confrontarsi con l’elettorato si avvicina e, dopo un lustro trascorso a parlare di “grandi tematiche” nei palazzi in cui “si decide”, qualcuno si accorge che la gente comune intanto è andata avanti a colpi di stenti, senza “favori” e con tanti “sacrifici”. Gente che nei singoli giorni “non conta nulla”, ma nel giorno delle urne conta, eccome. E allora bisogna rincorrerli i cittadini, uno ad uno, perché ognuno potrebbe essere decisivo. Il problema, dopo le “dimenticanze”, è convincerli.
La sensazione che in molti hanno è quella dell’avvicinarsi di un terremoto politico, da cui solo i più scaltri potranno salvarsi. Sì, perché la politica è così: un giorno ci sei e quello seguente è crollato il castello di progetti e con esso tutto il sistema di certezze.
Il potere è scivoloso, porta illusioni e distacco dalla realtà. Tanti se ne accorgono quando è tardi, altri lo prevedono ma non possono muoversi, altri si “riposizionano”. Anche stavolta, come le volte precedenti, sta succedendo questo: ci si allontana dal gruppo da cui ci si attende la sconfitta e ci si avvicina laddove si aprono nuovi spazi. Il giro ricomincia: chissà chi saranno i “fortunati” la prossima volta.

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