Verso le elezioni. Se il calabrese non si lascia stordire dagli “incantatori di serpenti”

Con quale spirito collettivo opinione pubblica e candidati si accingono ad entrare in una campagna elettorale che rischia di essere la più ingannevole della storia repubblicana? La risposta è importante anche perché il veleno messo in circolo a Roma, o in qualsiasi altro angolo della Penisola in cui si decidono le sorti del Paese, produce le conseguenze più mortali nelle aree più sottosviluppate, a cominciare dalla Calabria. Nell’intreccio tra interessi legittimi di una comunità e populismo ormai ci si è smarriti ed ora la Politica non si ritrova più tra le mani la torcia che serve per indicare una direzione verso ciò che si trova anche solo un passo avanti e, soprattutto, senza quel fuoco così vivo da poter illuminare la strada verso ciò che si nasconde, ancora indefinito, dieci passi più avanti. Rassegnati passivamente alla forza d’inerzia degli eventi, che appaiono tanto più grandi di noi, per complessità ed estensione geografica, abbiamo cancellato la convinzione di poter modellare quel mondo nel quale vivranno le prossime generazioni. E’ il frullato di frustrazione e disperazione ad aver fatto accettare una china che può, e deve, essere fermata da ogni singolo cittadino consapevole del ruolo che ricopre nel contesto di una società. Il motivo è presto detto: è l’indifferenza ad uccidere la speranza, è il disimpegno a tramortire l’ambizione, è il disincanto pigro a drogare la coscienza civile. In questa regione, in particolare: è qui che alla rabbia si mischia la povertà vera; è qui che il senso di abbandono si avverte con modalità talmente concrete da togliere il fiato alla fiducia.  Eppure, sebbene prossimi ad affogare definitivamente in un pantano simile, nessuno emerge dalla società civile, e nemmeno da quella politica. Nessuno si presenta con le carte in regola  per trainare in direzione di qualcosa in cui credere tutti assieme. Davanti ad un cortocircuito del genere la responsabilità, sia chiaro una volta per tutte, è generale, di rappresentanti e rappresentati. Nessuno, nemmeno il più “infame” dei politici calabresi, infatti, è stato mai protagonista di un “Colpo di Stato”: tutti hanno raggiunto i loro traguardi elettorali grazie al sostegno di ampie fette della popolazione. Quelle stesse che, dopo averlo portato in carrozza, sono magari le prime ad accanirsi con ferocia verso il medesimo personaggio che, sì, non è stato all’altezza della situazione, ma del quale ci si lamenta perché prima di tutto è venuto meno alle promesse pronunciate, magari nel tinello di casa nostra, a pochi giorni dal voto. Sono loro ad essere i carnefici di questa terra. Perché, per andare a scovare gli “assassini” non c’è bisogno di inseguire complotti o riaprire libri di storia le cui pagine sono talmente ingiallite da non permettere di leggere il contesto e buone solo a costruire alibi a piacimento. Nessun disegno perverso, quindi, ma solo la complicità attiva, interessata e perdurante di tanti, tantissimi, che al voto d’opinione hanno sempre preferito quello indegno fondato sul favore personale. Siano loro, in questa marcia di avvicinamento al 4 marzo, ad alimentare il motore della riscossa: chiudano le porte in faccia ai truffaldini incantatori di serpenti e anzi ne approfittino per vendicare decenni di impegni disattesi.

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