Tra entusiasmo e paure: Tassone guarda al futuro volgendo lo sguardo indietro

Nelle considerazioni che ha voluto condividere stamane con i lettori e concittadini c’è tutto Luigi Tassone, nel bene e nel male, nelle caratteristiche positive ed in quelle su cui solo una maggiore esperienza potrà contribuire a limare gli effetti negativi. Aver scelto di esternare pubblicamente riflessioni del genere all’indomani dell’approvazione del Bilancio di previsione 2018/2020 gli fa onore, ma sarebbe stato più logico e spendibile politicamente se questa mossa avesse anticipato la seduta, fondamentale, svoltasi nel pomeriggio di lunedì. A proposito della particolare rilevanza connessa agli argomenti trattati nel corso della riunione della massima Assemblea cittadina di Serra San Bruno, sarebbe ipocrita non rimarcare l’assenza del leader incontrastato dell’opposizione, Alfredo Barillari. Pur precisando che non è opportuno entrare nel merito della vita privata e professionale di ciascuno, resta, infatti, uno sfregio la sua mancata presenza in occasione della seduta politicamente e strategicamente decisiva per la vita di una comunità alla cui guida, meno di due anni fa, si è candidato. Chiusa questa parentesi, corre l’obbligo di tornare al modus operandi del Primo Cittadino a cui tutto può essere contestato tranne l’entusiasmo nella conduzione della Città. Traspare, in ogni sua parola, in ogni sua azione, il desiderio di migliorare la vita dei concittadini. Chi contesta questa verità mente sapendo di mentire. E’ pur vero, tuttavia, che ciò non basta e, anche in questo caso, le motivazioni sono molteplici: prima di tutto chi, come Tassone, ha il coraggio di esporsi in prima persona ad una così giovane età, deve essere accompagnato dall’ansia, benefica, di affrancarsi da padrini politici che meritano di essere ringraziati per il fondamentale sostegno accordato, ma poi invitati caldamente a non minare l’autonomia di un sindaco, responsabile, egli solo, e sotto ogni profilo, di qualunque atto porti la firma sua e sua soltanto. Fa bene, certamente, a rivendicare alcuni evidenti passi avanti che sarebbe ingeneroso non riconoscere, ma con altrettanta onestà dovrebbe essere lo stesso Primo Cittadino ad ammettere, prima di tutto a se stesso, che dopo l’immobilismo devastante registratosi negli anni precedenti (senza fermarsi all’incolore Amministrazione di centrodestra), anche solo dimostrare di esserci sarebbe stato un traguardo non trascurabile. Ridurre l’amministrazione di una città alla necessità di metter le toppe ai danni prodotti dai precedenti responsabili non fa onore alla dignità della Politica e nemmeno alle capacità di chi, con passione civile, mette pubblicamente a disposizione della collettività le proprie competenze. E questo vale a Serra San Bruno come a Reggio Calabria, dove la situazione è talmente drammatica da poter definire quella sullo Stretto una città già caduta a pezzi e ridotta a brandelli dalla più indecente compagine amministrativa che abbia mai varcato la soglia di Palazzo San Giorgio. Ci sono problemi la cui soluzione, a Serra, non possono più essere soggetti ad ulteriori rinvii e nemmeno le giustificazioni addotte dal sindaco sono tali da ammetterne i ritardi. Ha parlato, tanto per fare un esempio, del randagismo, spiegando che l’interdittiva antimafia, cui aveva già fatto riferimento lo scorso anno, da cui è stata raggiunta l’azienda interessata ha impedito di venire a capo di una situazione ormai sfuggita di mano. Contestualmente ha aggiunto che la responsabilità, a questo punto, non è dell’Amministrazione. Illustri, allora, in maniera dettagliata, citando le norme del caso ed eventuali responsabilità personali, quali siano gli ostacoli insormontabili perché si addivenga ad un epilogo positivo per un problema che rischia di generare conseguenze drammatiche. Ha preannunciato, ancora una volta una “soluzione definitiva”: non la tenga nascosta nei cassetti, renda edotta la cittadinanza su quali saranno le prossime mosse. Dice bene, infatti, quando sostiene che: “È giusto che Serra e i serresi sappiano come stanno realmente le cose”, ma lo faccia con estrema chiarezza, rapidamente e non soltanto a proposito “della loro scellerata gestione sul piano economico-finanziario”. Di fronte ad una situazione debitoria così opprimente, tra l’altro, è tecnicamente impossibile addebitare colpe e responsabilità soltanto su chi avrebbe mal gestito le casse comunali nell’ultimo quinquennio prima dell’avvento di Tassone. E, se si volesse perseguire questa strada, il pericolo di andare a sbattere su colpe “vicine” è assai concreto. Di debiti fuori bilancio, d’altra parte, è pieno il mondo e non è certo la Città della Certosa ad essere la più penalizzata dal loro peso schiacciante. L'”annuncite”, malattia cronica della Seconda e, chissà mai dovesse nascere, della Terza Repubblica, ha assunto le forme di un virus a cui, tuttavia, l’elettorato ha trovato l’antidoto affidandosi ad iniezioni massicce di populismo deleterio. Non rendersene conto fa precipitare una classe dirigente in fondo al burrone ripido della superficialità. Un ragionamento che, come per il randagismo, è perfettamente adattabile anche alle altre questioni all’ordine del giorno (eterno): raccolta differenziata ed isola ecologica, acqua (con tutto ciò che ne consegue, per esempio nei rapporti con Sorical), mercato coperto e nuova pinacoteca (del cui destino nulla si sa e, in una terra affamata di spazi consacrati alla cultura, lasciare in stato di abbandono una struttura simile è, a tutti gli effetti, un peccato capitale). Nessuno si nasconde che, per evitare di lasciare bianche le pagine del “Libro dei sogni” è necessario disporre di un portafoglio pieno, ma in assenza di questo, è la consapevolezza del proprio ruolo a dover essere il faro capace di far luce sul cammino da intraprendere. Perché, un’Amministrazione “deve saper guardare al futuro”, è indispensabile che i suoi rappresentanti volgano lo sguardo nella stessa direzione, non girandosi verso ciò che hanno dietro: il rischio, altrimenti, è quello di andare a sbattere portandosi appresso l’intera comunità.

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