Reggio annega in un mare di incapacità e menzogne

Il messaggio di allertamento diffuso dalla Protezione Civile

Sono trascorsi oltre tre anni dall’insediamento ed il popolo, più o meno nella sua interezza, non ha ancora conosciuto un solo motivo che giustifichi la presenza del sindaco Giuseppe Falcomatà nel ruolo fu guida (verso il burrone) della città. Privo di personalità, così come di competenze anche basiche, assiste impotente al crollo di una storia, di un castello di speranze. Non c’è tramonto che non sia preceduto da uno stuolo di ragioni che rendono criminale il mantenimento ostinato di un incarico per il quale non è tagliato, non è capace e né mai lo sarà. A pagarne le conseguenze catastrofiche è, naturalmente, la comunità reggina, in un girotondo di drammi reiterati. E’ disarmante la resistenza strenua alla tracimazione dell’imbecillità che pure ha ormai travolto ambizioni e velleità personali. L’ultimo esempio, in ordine cronologico, ma certi che basteranno poche ore per imbattersi in una nuova buccia di banana, è dato dalle acclarate menzogne riguardanti il nubifragio che all’alba di oggi, lunedì, ha investito la città. Dignità e responsabilità avrebbero indotto il leader vero di una comunità ad assumersi sulle spalle il peso, prima di tutto morale, delle difficoltà incontrate dai propri concittadini. Al contrario, a braccetto con la codardia, inseparabile compagna di viaggio, ha lestamente tenuto a far sapere che:”Non c’è stato nessun allerta meteo e quindi ci siamo trovati a dover affrontare la situazione nel momento stesso in cui si è verificata: non eravamo pronti”. Carlo Tansi, interpellato da ildispaccio.it, ha rimesso le cose a posto, limitandosi a raccontare la verità (documentata pubblicamente dal messaggio di allertamento, debitamente reso noto nel pomeriggio di domenica) e ricacciando nell’angolo dei bugiardi il Primo Cittadino. Vero che, tradizionalmente, le piogge, in questa come in mille altre località, procurano danni e disagi. Ed altrettanto aderente alla realtà è la considerazione che la popolazione, sebbene umiliata da malaamministrazione e fanciullesche insulsaggini, non abbia mai provato a sollevare la testa. E, tuttavia, la sensazione di abbandono che, durante il mandato esercitato da Falcomatà, avverte chiunque sia dotato di minime facoltà mentali rappresenta un caso di scuola unico. Nello stesso giorno in cui l’acqua scendeva copiosamente dal cielo, il sindaco metropolitano affiancava, in un tour offensivo dell’intelligenza collettiva, il presidente della Regione Mario Oliverio. I due, profeti di vanità, vagavano fingendo di avere una meta e lo facevano, ironia della sorte, mentre i rubinetti languivano: la metafora perfetta dell’indegnità in salsa calabrese, la metafora più calzante della balorda vergogna reggina insudiciata, anche in questa circostanza dagli inganni verbali prodotti in serie da sindaco e Sorical.

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