Politiche 2018. Vigliacchi sciacalli del voto e concrete ipotesi di governo

Prendere in giro gli elettori è uno degli esercizi che riescono meglio a protagonisti e comprimari dei principali partiti politici, quelli meno inclini ad essere responsabili nei confronti degli elettori e molto più talentuosi, invece, nello sganciare bombe di idiozia a cui, purtroppo, ancora in troppi, tra gli allocchi ingenui, credono. In un quadro di balle sconnesse dalla realtà dei fatti ed in cui, soprattutto in regioni come la Calabria, s’insinuano, vigliacche, anche le infami promesse da parte dei ben noti sciacalli del voto clientelare, la menzogna più rilevante è una ed una sola: che la sfida a cui assistiamo sia tra centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle. Falso e chi continua a sostenere questa bugia mente spudoratamente sapendo di mentire. Non esiste un solo sondaggio, un solo studio, una sola proiezione, una sola simulazione che prefigurino uno scenario in cui una delle tre “squadre” in campo possa ambire alla vittoria finale. Rimanendo ancorati alla premessa iniziale, quella che mette all’indice le menzogne, sappiamo già che capi, gregari e portatori d’acqua dei diversi contendenti in gara giureranno, con cadenza quotidiana, che ciascuno di essi sarà lì, ad una manciata di voti dal trionfo che garantisce la maggioranza assoluta dei seggi parlamentari. Un traguardo che, peraltro, non potendo contare su una legge elettorale fondata su un premio di maggioranza e, anzi, essendo per due terzi proporzionale e per il restante terzo maggioritaria, sarà ancor più irraggiungibile. L’esito, davanti al Tribunale dell’onestà intellettuale, delineerà tre blocchi più o meno equivalenti. E siccome, come ha ben spiegato Romano Prodi, le elezioni non devono essere considerate una fotografia dell’esistente, ma garantire un governo, è bene, fin da ora, prendere coscienza delle sole soluzioni possibili alla luce dei numeri emergenti dalle urne: le opzioni sono due, non altre. O un’intesa PDForza Italia o un’alleanza, innaturale ma l’unica realisticamente alternativa alla prima, tra Movimento 5 Stelle e Lega Nord. Le stesse parole pronunciate dal capo politico dei pentastellati, Luigi Di Maio (“Non vogliamo restare nell’angolo, non vogliamo lasciare il Paese nel caos. E’ bene anche che una forza politica come la nostra si prende la responsabilità di dare stabilità a questo Paese”), non lasciano adito a dubbi: i “grillini”, se necessario, siederanno al tavolo delle trattative per formare un Governo, con buona pace della purezza ottusa di cinque anni fa. Qualunque altra ipotesi non sarà aritmeticamente possibile, anche perché un’ulteriore fandonia buttata in pasto ad un’opinione pubblica poco avvertita è che sia sufficiente il raggiungimento del 40% per sbarcare a Palazzo Chigi. Non è vero: le combinazioni matematiche, Rosatellum alla mano, saranno ben più complicate ed ogni collegio rappresenterà un terreno di contesa con caratteristiche proprie. Un’altra peculiarità del sistema elettorale vigente che è bene tenere a mente ha per protagoniste le liste, “minori” solo all’apparenza, in realtà decisive per le sorti della competizione del 4 marzo. Se anche non dovessero toccare la fatidica quota del 3% (le sole che possono ragionevolmente ambirvi sono Centro Democratico-Più Europa con Emma Bonino da una parte e Noi con l’Italia dall’altra), infatti, si rivelerebbero fondamentali: i voti accordati ad esse andranno a riempire il pentolone, più o meno ricco, della coalizione di riferimento. Bando alle ipocrisie e, soprattutto, bando all’ignoranza, perché in democrazia sono i numeri a decidere la vita e la morte delle forze politiche ed essi null’altro potranno indicate se non una delle due strade di cui sopra.

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