Nel dopo elezioni in Calabria volano gli stracci anche a sinistra del PD: “Territori violentati da dirigenti autoreferenziali”

“Sono rimasto in religioso silenzio sia prima che dopo la composizione delle liste e mi sono tenuto fuori dal percorso che ha portato alle stesse, pur condividendo in parte la presa di posizione di alcuni autorevoli dirigenti calabresi rispetto a quel percorso che, non condividendolo , si sono autosospesi. Ho aspettato, sempre in religioso silenzio, ma impegnandomi nella campagna elettorale, il risultato del voto”. A parlare, nove giorni dopo l’apertura delle urne che hanno sancito una bocciatura inequivocabile del progetto targato “Liberi e Ugiuali” è èl capogruppo in Consiglio regionale di “La Sinistra”, Giovanni Nucera.
“Mi sarei aspettato – sottolinea Giovanni Nucera – da parte di chi ha formato le liste un ‘mea culpa’ per le scelleratezze delle scelte e reali dimissioni da qualsiasi organismo. Leggo invece sui giornali una analisi del voto fatta da dirigenti nazionali tutta improntata a scaricare sugli altri colpe che sono anche loro”.
“Il disastroso risultato della sinistra – rincara la dose il consigliere regionale – in quest’ultima tornata elettorale non può essere analizzato con i soliti strumenti triti e ritriti usati da chi questo risultato lo ha prodotto e cerca, con una logica minoritaria, di addossarlo agli altri. Il risultato strabiliante del No al referendum costituzionale del 4 Dicembre ci aveva detto chiaramente che era finita la totale dipendenza dell’elettorato dai potentati politici e che la gente aveva voglia di partecipare e di contare. Un grande desiderio di democrazia, arrivato dal popolo – evidenzia Nucera – che faceva ben sperare in una concreta possibilità di riportare la politica al centro della vita delle persone”.
“Una sinistra attenta avrebbe dovuto cogliere questa novità, per convogliarla immediatamente verso percorsi politici tesi alla costruzione di nuovi progetti e nuove forme di partecipazione. Una attenta analisi dei bisogni per costruire la sinistra del nuovo secolo avrebbe dovuto essere il tema di incontri e dibattiti a tutti i livelli, veri e propri laboratori includenti e che partivano dal basso. Un ritorno ad una cultura politica fondata sul lavoro concreto per eliminare il disagio economico, contro la sua precarietà per la riduzione dell’orario, per salari e pensioni dignitosi per una sanità ,una scuola e una università pubbliche di qualità e accessibili a tutti. I tradizionali temi della sinistra riletti alla luce di una attualità che tende a distruggere anche il già conquistato in tema di diritti”.
“Invece inspiegabilmente a quel risultato – rileva Nucera – sono seguite una serie di comportamenti che, invece di cavalcarne l’onda positiva, hanno frenato la voglia di partecipazione che dai territori veniva espressa, con gruppi dirigenti che si sono impantanati per oltre un anno, in una sterile discussione pro o contro PD. Impreparati quindi alla competizione elettorale, stretti dai loro stessi errori, ma decisi ad autogarantirsi nel momento della formazione delle liste, hanno violentato i territori eliminando scientificamente dalle candidature tutti coloro che di quei territori erano espressione e imponendo le plurime candidature, con alcuni esempi stupefacenti di chi si è imposto in ben 5 collegi, interpretando quindi nel miglior modo possibile quanto di peggiore tale legge metteva a loro disposizione per questo fine. Quello che è apparso agli occhi dei più è stata l’immagine di una sinistra a parole, ma che nei fatti ripercorreva le logiche devastanti della salvaguardia del proprio posto”.
Non mi convince il tentativo di scaricare su due compagni seri – prosegue Giovanni Nucera – la colpa del fallimento che sta tutto dentro ad una mentalità minoritaria ed autoreferenziale di un ristretto gruppo dirigente che cerca di salvarsi da un fallimento da loro stessi prodotto. Esempi positivi sono stati invece il presidente D’Alema che coerentemente si è candidato in un solo collegio e Bersani che ha dimostrato responsabilità e sobrietà di comportamenti politici tesi al bene comune e non già al proprio tornaconto. Ovviamente questa logica padronale ha fatto sì che molti iscritti, prima delle elezioni denunciassero pubblicamente tali comportamenti , uscendone fuori dagli stessi partiti. Chi come me ha messo personalmente la propria immagine nella difficile battaglia referendaria, e che quindi ha combattuto Renzi, non può che riconoscergli oggi un onestà intellettuale che altri non hanno dimostrato. Si è dimesso, ed è la seconda volta che lo fa e da incarichi ben più importanti”.
“Per il resto abbiamo notato solo falsi giochi. Ci vuole ben altro per ripartire. La politica non può essere riservata alle logiche dei piccoli gruppetti che decidono (a livello nazionale) le sorti del popolo. Si deve lavorare per una svolta culturale profonda, ripartendo dai territori, con una logica del far politica senza ipocrisie e logiche inciuciste, proponendo nei punti programmatici ciò di cui la gente ha bisogno. Solo fuori da logiche di scontro tra fazioni – conclude Giovanni Nucera – solo oltre la logica dei quattro amici e amiche da garantire, la sinistra potrà riprendere a farsi ascoltare”.

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