Lotta alla ‘ndrangheta, ex Lsu/Lpu e commissariamento della Sanità: i problemi calabresi sul tavolo del nuovo Governo

Dopo il “pienone” di voti in Calabria ed il sostegno dei cittadini nelle ultime convulse settimane, per le forze di governo è già tempo di iniziare ad affrontare nodi di antica data che aspettano una soluzione. I calabresi hanno infatti riposto molte delle loro speranze nel “cambiamento” promesso dal Movimento 5 Stelle e dalla Lega ed in questa fase sembrano voler essere parte della classica “luna di miele” politica.

Nelle piazze e nei bar si respira un’aria carica di aspettative e di fiducia nei volti nuovi e si ascoltano critiche severe nei confronti dei partiti finora al potere (e talvolta dei loro sostenitori).
Ma come è sempre successo, dopo i primi mesi di attesa gli elettori cominceranno a verificare l’operato sul campo della classe dirigente. Gli obiettivi ambiziosi indicati in campagna elettorale rappresentano il decisivo banco di prova che permetterà la valutazione dei nuovi governanti: le dissertazioni di improvvisati giuristi ed economisti e il folkloristico dibattito social che precede i provvedimenti concreti fa parte del campo dei pregiudizi o, nel caso opposto, del cieco appoggio di parte.
In una regione complessa come la nostra – oltre ai tagli ai privilegi, alle misure volte all’incremento dei posti di lavoro, ad una giustizia più snella, ad un’Amministrazione pubblica “sburocratizzata” e all’attuazione del reddito di cittadinanza – ci si aspetta la risoluzione di tre problemi particolari.
Il primo è rappresentato dallo stato in cui versa la Sanità. Il Governo sarà chiamato a decidere se proseguire o meno con il commissariamento: nel caso di mantenimento dell’attuale situazione si dovrà scegliere il sostituto di Massimo Scura, in quello di fine del Piano di rientro andrà individuata una strada per rendere efficiente e sostenibile il sistema limitando l’emigrazione sanitaria. Ad ogni modo, la popolazione punta alla conclusione della stagione dei sacrifici e all’apertura di quella di maggiori servizi.
Il secondo concerne il precariato e segnatamente il futuro degli ex Lsu/Lpu il cui contratto è stato prorogato con una specifica assunzione di responsabilità da parte dei sindaci. Il processo di stabilizzazione non potrà essere caricato unicamente sulle spalle di Comuni già ridotti allo stremo ma ci dovrà essere quantomeno un affiancamento, non solo in termini di risorse e di supporto legislativo, della Regione (di oggi e di domani) e dello Stato.
Il terzo (non certo per ordine d’importanza) è quello della riorganizzazione della lotta alla ‘ndrangheta, che nel Vibonese ha alzato il tiro. È evidente che la sicurezza è un argomento sentito e strettamente connesso con lo sviluppo del territorio e va gestito con determinazione e lungimiranza. Le modalità di “bonifica” dei Comuni con infiltrazioni mafiose paiono inoltre poter essere riviste: va capito dove iniziano le colpe della politica e dove finiscono quelle della burocrazia.
L’eredità è dunque infinitamente pesante e soprattutto a queste latitudini c’è fame di celeri risultati, ma è proprio perché hanno diffuso la percezione di essere in grado di ribaltare le sorti della Calabria che le forze autrici del contratto di governo sono state votate.

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