I “Lordazzi di Palazzo”: il senso civico dei “Falcomatà Boys” finisce sotto i tacchi

Approfittando della leggerezza natalizia e complice l’indigestione di panettoni e torrone, il sindaco di Reggio Calabria si era lanciato in una intemerata inelegante contro i suoi concittadini. Per carità, la definizione di “Lordazzi”, sebbene non fosse accompagnata da immagini fresche di giornata, pronunciata in una bettola si sarebbe ben attagliata alle abitudini quotidiane di tanti, troppi. Quello che Giuseppe Falcomatà, con la sua superficialità che è stata la vera cifra politica del suo dimenticabile mandato al vertice di Palazzo San Giorgio, ha trascurato nella pubblicazione di quel video balzato agli onori delle cronache nazionali è un dettaglio, nemmeno tanto irrilevante: la subcultura balorda di quei “Lordazzi” protagonisti del “cinepanettone” prodotto nell’ala “nobile” del Municipio è talmente dominante da annidarsi finanche in quelle stesse segrete stanze. E’ un peccato non aver potuto immortalare stamattina l’istante in cui un influentissimo ed invadente componente dello staff del sindaco, completata la serie di boccate di fumo, si è liberato della sigaretta gettandola con naturalezza a Piazza Italia, davanti al Municipio. Schiacciata sotto il tacco quel poco di coerenza che ci si aspetta, dritti verso la meta: pochi passi da percorrere e, via, lo stesso “caporale” è stato inghiottito dal ritmo ovattato del “Palazzo”. Molti fra coloro che condividono la medesima etnia del suddetto, quella dei “Lordazzi” potranno anche storcere il naso, alla luce dell’infinita serie di testimonianze di sconcia inciviltà a cui è possibile assistere ogni giorno. Ma ci sono un paio di “Ma”: prima di tutto, chi si atteggia, con modalità peraltro improbabili, ad esponente della “classe dirigente” di una qualsiasi organizzazione sociale ha l’obbligo inderogabile di ergersi ad esempio, a maggior ragione, se si presenta sul palcoscenico pubblico da supporter attivo della “Svolta” rispetto ad antiche abitudini. E, figurarsi se si lancia, da perfetto “bue” nell’additare al pubblico ludibrio le “corna dello scecco”. Inoltre, per uno scherzo del destino, chi scrive ha avuto la ventura di maneggiare sigarette per 27 anni e, dopo i primi tempi in cui faceva anch’egli parte di quella sporca categoria di “Lordazzi”, ebbe la fortuna, una sera, di ascoltare una riflessione di Italo Falcomatà. Poche parole, ma deflagranti nel contesto di inciviltà a cui eravamo tutti abituati. Bastò, tuttavia, quel monito, per indurre quello stesso giovanotto a cominciare a considerare gli spazi comuni come gioielli da salvaguardare e non discariche da riempire con le proprie manifestazioni di primitiva barbarie. Quello stesso giovanotto che, oggi, a distanza di un quarto di secolo, mette all’indice i “Lordazzi di Palazzo”. Le orecchie di coloro oggi si affollano attorno al sindaco di Falcomatà erano evidentemente, all’epoca come oggi, otturate dal cerume. Peccato.

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