L’INTERVISTA / Wanda Ferro: “Il centrodestra unito vince, realtà catanzarese diversa da quella vibonese”

Si è presentata come donna attiva, intraprendente, coinvolgente, ancor prima che come esponente politico dalla grande determinazione. Lo stile insieme disponibile ed intransigente di Wanda Ferro è stato premiato dagli elettori, che si sono riconosciuti nelle modalità di denuncia degli “errori” amministrativi e di programmazione, oltre che nella proposta di realizzazione del cambiamento. Nelle risposte alle nostre domande emerge con chiarezza la sua visione della politica e della comunità: sta ora alla concretezza delle azioni dimostrare che la fiducia riposta dai cittadini è il frutto di una valutazione attenta e non dell’enfasi del momento.

La sua elezione, visto l’esito delle urne in tutto il Mezzogiorno, è un po’ un’impresa. Su cosa ha puntato per raggiungere questo risultato?
Ho già detto che questa vittoria è stata il frutto del gioco di squadra con gli altri partiti della coalizione, così come di un grande impegno sul territorio per incontrare il maggior numero possibile di cittadini, per illustrare le nostre idee e i nostri programmi per lo sviluppo del Paese e della nostra regione. Penso che la gente abbia voluto premiare la mia credibilità, la mia storia fatta di trasparenza, di coerenza e di buona amministrazione, ma soprattutto di contatto quotidiano con la gente. Ai cittadini del Vibonese – che si confrontano quotidianamente con una viabilità da terzo mondo, con servizi inefficienti e una scarsa valorizzazione delle risorse del territorio – basta attraversare la linea di confine con la provincia di Catanzaro per trovarsi in una realtà davvero differente, segno di quanto la buona amministrazione sia importante per i territori e per la qualità della vita. Proprio in questi territori, dove credevo di essere meno conosciuta, ho concretizzato il mio successo. Particolarmente esaltante è stato il risultato di Serra San Bruno, dove sono riuscita a battere in casa sua il candidato del Pd. Credo che i cittadini abbiano riconosciuto nella mia esperienza amministrativa una risposta credibile di buona politica, e la hanno preferita a quella ondata di protesta che ha premiato in tutta la Calabria il Movimento Cinque Stelle.

Inizia la sua esperienza in Parlamento, sta per terminare quella in Consiglio regionale. Cosa non va, a livello politico e amministrativo, in questa regione?
Il governo Oliverio si è distinto per immobilismo e incapacità di dare una sterzata alla situazione gravissima in cui versa la Calabria. Alcuni settori, come quello della Cultura, sono stati completamente cancellati dall’agenda regionale, è incredibile come settori trainanti quali il turismo e l’agricoltura siano stati lasciati senza guida politica, mentre il fallimento delle politiche sociali e del lavoro è stato certificato dallo stesso governatore con il brutale licenziamento dell’assessore al ramo. Senza contare la gestione di una sanità che non affonda soltanto per la professionalità e la dedizione degli operatori, avendo il Governo regionale abdicato ad ogni seria programmazione, nel comodo gioco delle parti dello scontro con l’Ufficio commissariale. Purtroppo, come avevamo previsto in campagna elettorale, Oliverio ha avuto le mani legate e ha pagato le troppe cambiali politiche firmate per arrivare al voto con una corazzata carica di transfughi e trasformisti, finché si è ridotto ad apparire come un uomo solo al comando di una nave in secca. Con il voto del 4 marzo i cittadini hanno mandato a casa un centrosinistra che in Calabria ha saputo fare solo clientelismo ed una politica di tanti annunci incapaci di lasciare risultati concreti e visibili in un territorio penalizzato dalle tante emergenze. Inutile raccontare ancora una volta come il centrosinistra ha condotto la propria campagna elettorale: finanziamenti ad orologeria da parte della Regione ai Comuni per la depurazione, decreti della legge 24 già firmati per i compari e mostrati in bozza ad altri sindaci, utilizzo della sanità come fabbrica di consenso, enti pubblici come il Parco delle Serre utilizzati come uffici di collocamento. Nonostante questo, anzi forse proprio per questo, i cittadini hanno bocciato il Pd. Penso che l’esperienza del governo di centrosinistra alla regione sia arrivata al capolinea da un pezzo. Per questo ho deciso di rimanere in Consiglio regionale fino all’ultimo giorno che la legge mi consentirà, ovviamente senza percepire la doppia indennità, perché intendo chiedere al governatore Oliverio di onorare tutte le promesse fatte in campagna elettorale.

I cittadini sembrano aver perso fiducia nella politica e i motivi sono tanti. Adesso è difficile invertire la tendenza…
Io penso che solo la buona politica possa ridare fiducia ai cittadini ed arginare un’ondata di protesta che rappresenta uno sfogo legittimo della delusione della gente, ma che non aiuta il Paese a crescere. L’esperienza, la capacità amministrativa, la crescita nella militanza, rappresentano secondo me dei valori della politica importanti quanto l’onestà e la trasparenza, che sono delle precondizioni dell’impegno pubblico. Occorre riformare il sistema istituzionale per favorire la governabilità e la chiarezza – è chiaro che questa legge elettorale, che Fratelli d’Italia non ha votato, non aiuta in questo senso – e soprattutto bisogna ridare ai cittadini il senso della sovranità. Veniamo da esperienze di governo che hanno dato nella gente l’impressione che il nostro Paese sia eterodiretto dagli organismi sovranazionali, e che gli interessi tutelati non siano stati quelli dei cittadini. Per questo Fratelli d’Italia ha proposto di inserire in Costituzione una ‘clausola di sovranità’ sul modello tedesco, che consente di far prevalere le norme nazionali sulle direttive europee quando queste contrastano con gli interessi del nostro Paese.

Per il centrodestra si apre una fase nuova, dopo oltre un ventennio di guida berlusconiana. Da dove si parte e con quali equilibri?
Si riparte innanzitutto dalla vittoria delle elezioni politiche del 4 marzo, un dato che molti tendono a trascurare, e dal consolidato spirito di unità, che non è il frutto di una riuscita alchimia tra i partiti della coalizione, ma è il sentimento che nutre la grande maggioranza moderata del nostro Paese. La recente storia politica italiana dimostra che il centrodestra quando è unito vince, quando è diviso perde. I moderati, pur nelle diverse sensibilità, non gradiscono divisioni. È chiaro che gli equilibri sono cambiati, il dato elettorale ha attestato la Lega come forza maggioritaria, ma è cresciuto tantissimo il peso di Fratelli d’Italia, che all’interno della coalizione vuole rappresentare anche il partito del Sud. I governi di centrosinistra si sono riempiti la bocca di Mezzogiorno, mentre in realtà anche il Piano per il Sud si è rivelato per lo più un contenitore vuoto. Gli ultimi tre Governi hanno dedicato al Nord il 70 per cento degli investimenti infrastrutturali, e solo il 30 per cento al Sud. Pochi investimenti, quindi, e nessuna attenzione allo sviluppo del nostro territorio, basti citare gli insopportabili ritardi nella realizzazione della trasversale delle Serre.

In particolare, non si può non vedere la confusione nella coalizione di centrodestra nell’area delle Serre. Come pensa di dare forza al radicamento territoriale di Fratelli d’Italia?
È normale che ci sia un dibattito interno ai partiti della coalizione e nell’ambito della stessa coalizione: la discussione e il confronto sono spesso più intensi nel corso della campagna elettorale e quando ci sono appuntamenti amministrativi alle porte. Poi i partiti hanno le proprie regole e organismi di livello sovraordinato alle cui decisioni ci si deve adeguare. Fratelli d’Italia continuerà a radicarsi sul territorio e a crescere in maniera inclusiva, prestando attenzione soprattutto alla qualità e alla serietà delle persone.

Qual è lo stato di salute del rapporto con Forza Italia?
Il rapporto è ottimo sia a livello nazionale, come emerge chiaramente dalle trattative sulla formazione del nuovo Governo, sia nel livello regionale che ci vede impegnati in una chiara e netta opposizione al Governo di centrosinistra guidato da Mario Oliverio, e nella costruzione di un futuro progetto di buongoverno della Calabria.

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