La scalata dei cosentini (e la marginalizzazione dei reggini)

C’è un dato “territoriale” che non può essere ignorato e che anzi diviene sempre più evidente con il passare del tempo. Dopo l’uscita di scena dell’ex governatore Giuseppe Scopelliti, l’asse dell’equilibrio politico si è spostato dal sud al nord della Calabria.
Le elezioni politiche hanno “completato” il percorso avviato con le regionali: la provincia di Reggio Calabria è stata politicamente declassata nei processi decisionali, quasi “colonizzata” per effetto di una serie di dinamiche. Il sostanziale accantonamento della voce di Giuseppe Falcomatà, il depennamento di Alessandro Nicoló e la mancata elezione di Tilde Minasi hanno evidenziato questo aspetto ovvero quello di una progressiva “marginalizzazione”.
All’opposto a conquistare centralità è stato il Cosentino.
In Forza Italia a dare le carte sono stati Jole Santelli e Roberto Occhiuto, che hanno fortemente inciso sull’elaborazione dei listini per Camera e Senato. La stessa coordinatrice azzurra lo ha confermato nella manifestazione elettorale di Vibo Valentia, quando ha spiegato come ha convinto Silvio Berlusconi ad inserire quale capolista al Senato Giuseppe Mangialavori. Occhiuto e Santelli, Santelli e Occhiuto: i listini per la Camera erano chiari e sembravano tradurre il concetto “prima noi, poi il resto”. Riprova di questo nuovo “cerchio magico” è stata l’uscita pubblica di Mario Occhiuto, fratello di Roberto, una volta definito l’esito delle urne, con la quale ha annunciato la sua candidatura come aspirante presidente della Regione Calabria. Una dichiarazione atta a tagliare fuori dai giochi la famiglia Gentile – sempre cosentina – nel momento della sconfitta di Andrea Gentile nel collegio Paola-Castrovillari, che sin dai primissimi sondaggi era dipinto di giallo.
Eppure l’area nord della Calabria è stata il fulcro del successo del Movimento 5 Stelle, guidato da Nicola Morra, che pare aver guadagno sempre maggior considerazione fra i grillini a livello nazionale. E sempre il Cosentino è l’area di provenienza dell’attuale presidente della Giunta regionale Mario Oliverio (oltre che del segretario regionale del Pd Ernesto Magorno), incaricato di disegnare il processo di sviluppo. E regista di operazioni politiche spesso criticate dall’opposizione più accesa.
Il centrocampo della partita si è trasferito dunque nella provincia bruzia: occhio, però, a chi ha un brutto rapporto con la panchina e vuole tornare a dettare i tempi di gioco.

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