La Sanità in crisi e la dignità negata: così abbiamo perso servizi e speranze

Il già critico quadro della Sanità nella parte centrale della Calabria è ulteriormente peggiorato nelle ultime settimane. Il riferimento non è (solo) alla chiusura del punto cottura dell’ospedale di Serra San Bruno, disposto a seguito dell’ispezione di Nas e Dipartimento Prevenzione dell’Asp, ma ad una serie di fatti susseguitisi nelle ultime settimane. Il confronto con un decennio addietro, al netto delle evoluzioni tecniche del settore, è improponibile.

IL PASSATO Prima della sottoscrizione del Piano di rientro la situazione era davvero diversa. Nel giro di circa 80 chilometri era possibile incontrare 5 ospedali: Vibo Valentia, Soriano Calabro, Serra San Bruno, Chiaravalle Centrale, Soverato. Strutture con molti più reparti rispetto ad adesso, addirittura con repliche non giustificabili dalle difficoltà di spostamento del periodo. La scelta attuata negli anni ’80 era, da un punto di vista economico, non sostenibile: mentre nel centro-nord partivano i processi riorganizzativi, in Calabria venivano eseguitele materiali costruzioni. In questo contesto, sprechi e assunzioni clientelari sono stati il marchio della Sanità calabrese.
I TAGLI La crescita dei costi e l’allargamento dei “buchi” hanno portato a decisioni nazionali che hanno obbligato i rappresentanti regionali ed i commissari a “recuperare”. Aumenti del ticket e delle tasse regionali sulla benzina si sono sommati a tagli drastici, a riconversioni e a chiusure dall’impatto devastante.
All’inizio nemmeno in maniera chiara: la chiusura del reparto di Ginecologia ed Ostetricia del “San Bruno”, ad esempio, è stata dapprima presentata come provvisoria e giustificata dalla messa a norma della sala operatoria. Gli eventi successivi hanno dimostrato quali fossero i progetti reali. Oggi, fra un decreto del commissario e l’altro, fra l’apposizione di una postilla recante il trasferimento dei posti letto per acuti al nuovo ospedale di Vibo e la cancellazione (sicuri?) della stessa, di ospedale in senso stretto è rimasto poco. Di fiducia, ce n’è ancora di meno.
L’ATTUALITÀ La veloce esposizione di qualche notizia delle ultime settimane dà l’idea di come vivano gli utenti che devono (dovrebbero) usufruire dei servizi nel fazzoletto di terra toccato dall’ancora incompleta Trasversale delle Serre.
A giugno, all’improvviso, le donne in gravidanza che avevano regolarmente effettuato la prenotazione vengono avvertite, con pochissimo anticipo, dall’Ufficio ticket dell’ospedale di Soverato che in quel mese non potranno essere eseguite ecografie ostetriche. Bel problema, soprattutto per chi deve eseguire ecografie morfologiche (da effettuarsi fra la 19° e la 21° settimana di gravidanza), per le quali i tempi di attesa non sono brevi. La soluzione è procedere con l’esame in strutture private, quindi a pagamento.
A luglio è un susseguirsi di nuovi problemi. A Serra, come detto, viene chiuso il punto cottura. A Soverato, causa assenza di medici, il reparto di Ortopedia assiste a gravi criticità. A Vibo, sempre per quanto riguarda il reparto di Ortopedia, non vengono eseguiti interventi da 20 giorni per l’assenza di anestesisti.
LA POPOLAZIONE L’idea diffusa fra i cittadini è quella che nel territorio sia in atto un processo di svuotamento. Non solo di servizi, ma – sempre di più – di persone che cercano, altrove, di riguadagnare la dignità che qui sembra essere negata.

Contenuti correlati

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*