La prepotenza di Santelli e Cannizzaro rade al suolo Forza Italia

Enorme è la confusione sotto il cielo di Forza Italia, un tempo ‘azzurro’ ed oggi incupito dal ridimensionamento a beneficio di Matteo Salvini. Se a livello nazionale Silvio Berlusconi appare al momento condannato ad una marginalità a cui non era abituato, ancor più ambigua appare la gestione del partito in Calabria. Una conduzione, quella di Jole Santelli, che non è mai stata incisiva sul piano delle idee, ancor meno su quello della soluzione dei problemi reali dei cittadini. Forza Italia, da anni, appare un covo familistico di oscuri colonnelli di periferia, buoni solo a sopravvivere a se stessi. Rendite di posizione da difendere con le unghie e con i denti che danno l’illusione di contare ancora qualcosa nel panorama politico. E’ del pomeriggio di mercoledì la notizia che il Coordinamento regionale è stato rinnovato. Contestualmente, nel bel mezzo di uno scontro palese tra Francesco Cannizzaro e Marco Siclari, la stessa Santelli, potendo scegliere tra la strada della mediazione e quella di gettare benzina sul fuoco, ha preferito la seconda opzione, ingenua e inopportuna, indicando il primo, appena eletto deputato, quale nuovo Coordinatore provinciale a Reggio Calabria. Una decisione azzardata, di parte e squilibrata a vantaggio di uno dei contendenti. Non è un mistero, infatti, che Siclari, appena approdato a Palazzo Madama, avesse fatto richiesta di non nominare nessuno dei tre parlamentari, comprendendo nel novero anche Maria Tripodi. Una istanza, quella del senatore, caduta nel vuoto.  “Ho da subito chiarito –ha precisato in una nota diffusa stamane – che le mie intenzioni sono quelle di lavorare per il territorio più nelle sedi centrali che locali e, proprio per questo, non ho mai avuto mire né quantomeno ho mai fatto pressioni per ottenere la guida del partito provinciale. Piuttosto, avrei preferito, e questa è stata la mia unica richiesta fatta esclusivamente alla Santelli, che il coordinatore uscisse dalla volontà dei tre

eletti ma puntando a un altro uomo di partito non eletto. Questa mia richiesta aveva ed ha una spiegazione logica: avrei voluto che il partito fosse costruito da chi può dedicarsi giornalmente, sette giorni su sette, al territorio, ed è chiaro che noi parlamentari non abbiamo questa libertà considerando gli impegni istituzionali”. Una logica stringente che, evidentemente, non ha illuminato Jole Santelli, attenta a consolidare i rapporti con il “cerchio magico”, ma distratta rispetto alle esigenze, proprie di chi esercita una leadership, di ampliare il consenso, interno ed esterno al partito. Sebbene possano apparire inutili beghe da addetti ai lavori, la realtà politica dice ben altro: l’anno prossimo, finalmente, si tornerà al voto per le Regionali e, rimanendo nel più ristretto alveo geografico di Cannizzaro e Siclari, per le Comunali di Reggio Calabria. Il centrodestra è ancora ben distante dall’individuazione del candidato a sindaco e l’errore più grave sarebbe quello di sottovalutare l’importanza della scelta. Se è vero, come è vero, che dopo la drammatica esperienza targata Giuseppe Falcomatà, anche Winnie The Pooh farebbe una fatica da matti a perdere contro il Primo Cittadino uscente, è altrettanto vero che l’arroganza in politica non paga: mai. Si rivelerebbe, dunque, un errore imperdonabile, per chiunque siederà al tavolo attorno al quale saranno prese le decisioni, adottare comportamenti intrisi di superbia. Cannizzaro, come noto, a Reggio e provincia, sta giocando a fare l’asso pigliatutto razzolando tutto quello che è possibile, ma è bene non dimenticare che, a fronte di nuovi innesti (pochi) in tanti sono coloro che hanno salutato la compagnia. Un abbandono coincidente con la mancata candidatura di Alessandro Nicolò, per mesi data per certa, alle elezioni dello scorso 4 marzo e sfumata in zona Cesarini. Se l’intenzione è quella di riconquistare Palazzo San Giorgio, l’atteggiamento dovrà essere inclusivo. L’ambizione di vantare diritti di primogenitura e di supremazia, non legittimati dagli interlocutori, rischiano di procurare danni irreversibili. Ritenere che decine di migliaia di voti raccolti in provincia possano bastare per dare le carte in città nel silenzio passivo degli altri contraenti è un’ipotesi che non è, da essi, nemmeno contemplata. E’ in situazioni del genere che dovrebbe brillare la saggezza e la lungimiranza di chi dovrebbe indirizzare le scelte, ma, come dimostrato con la nomina di Cannizzaro, non pare questo il caso. E se Reggio piange, nel resto della Calabria, per Forza Italia, nessuno ride: un sonno placido e profondo contraddistingue l'(in)attività politica di capitani e gregari in un’indifferenza che avvolge ed ammalia tutti, ad eccezione dei sindaci di Catanzaro e Cosenza, Sergio Abramo e Mario Occhiuto. Un quadro a tinte fosche, reso meno opaco soltanto dalla insuperabile piccolezza degli avversari.

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