La cacciata della Roccisano e la crudezza di Oliverio: qui gatta ci cova

“Nei mesi scorsi su alcune problematiche di particolare rilevanza sociale sono emersi limiti ed insufficienze nella conduzione dell’Assessorato al Lavoro e alle Politiche sociali che hanno contribuito ad alimentare, in diverse circostanze, un clima di tensione sociale”. Probabilmente nemmeno l’opposizione avrebbe potuto usare parole più crude di quelle del governatore Mario Oliverio nei confronti dell’ormai ex assessore Federica Roccisano. I toni del licenziamento della più contestata (ma probabilmente dal volto più conosciuto: se fosse stato defenestrato un altro assessore se ne sarebbe accorto qualcuno?) componente di quella Giunta regionale che lo stesso Oliverio ha nominato lasciano perplessi perché non sono usuali del linguaggio politico e, anzi, sembrano nascondere ben altro. Dichiarazioni, almeno all’apparenza, “di pancia” che comunque sconfessano anche le proprie scelte ed il proprio operato.
Ancor più strano che una decisione del genere venga presa a meno di due mesi dalle elezioni politiche: esigenze di nuovi equilibri politici non giustificano modi così rudi e spalancano una finestra sul campo dei sospetti. La “tensione” evidentemente è viva nel centrosinistra e non solo in ambito sociale.
Che Federica Roccisano non fosse tagliata per quel ruolo, infatti, lo avevano capito persino i più ingenui sostenitori del Pd: ma non da ieri e nemmeno dai giorni caldi della gestione dei casi di Garanzia giovani, dei tirocinanti e degli ex Lsu/Lpu. Lo sapevano tutti dall’inizio. Lo sapeva Oliverio e lo sapeva benissimo il principale sponsor della giovane ricercatrice. Ma, all’atto della sua indicazione, tutti hanno preferito dipingere un quadro scintillante. Che hanno mantenuto addirittura dopo il “figurone” fatto con le riprese della trasmissione “Report”.
Oggi il cerchio si chiude, si ammette la verità e lo si fa con scarsa eleganza. Viene da chiedersi cosa devono aspettarsi i calabresi da un presidente che o ha mentito spudoratamente all’inizio o cambia idea solo dopo che i disastri si materializzano. O, peggio, che è costretto a subire scelte non sue, che alla fine deve pure disconoscere.
In ogni caso non c’è da stare allegri: chi governa una regione da sempre travagliata non ha avuto il polso della situazione e non lo ha tuttora.
L’immagine del Partito democratico – alle prese con la fuga verso “Liberi e Uguali” e con la selezione dei candidati – non ne esce certo migliorata: le guerre intestine sono una costante e, se la qualità delle valutazioni è quella che abbiamo visto finora, a pagarne il prezzo non possono che essere i calabresi.
Ma questo, per chi è in tutt’altre faccende affaccendato, è solo un dettaglio.

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