Il 4 marzo e la (quasi) inversione dei ruoli

Il terremoto politico scaturito dalle urne ha comportato il venir meno delle vecchie certezze e l’individuazione di nuove posizioni per quel che resta dei partiti e per i singoli individui. In questa terra di mezzo creatasi nell’attesa dell’equilibrio successivo regnano l’instabilità e la confusione, la ricerca di punti fermi e lo studio delle prospettive. L’analisi della percezione delle provvisorie convinzioni degli elettori diventa ossessiva: le compagini politiche sacrificano la progettazione di una ferma linea atta alla risoluzione delle vere problematiche per lasciare spazio alla richiesta di posizioni provenienti dal basso e frutto delle emozioni del momento. Il punto non è il legittimo e anzi doveroso ascolto: è che le azioni talvolta non vengono mosse dalle reali necessità collettive, ma da richieste amplificate dai nuovi sistemi di trasmissione delle informazioni. L’inseguimento di chi “fa numero” prevale sulla valorizzazione delle competenze, l’esplicitazione di concetti giusti ma impopolari è rarità.
I ruoli degli attori politici sembrano quasi invertiti: chi ha vinto le elezioni si ammorbidisce, chi le ha perse si irrigidisce. Anche su scala locale sono ravvisabili delle circostanze che traducono questa impressione.
La (prima) battagliera Silvia Vono è passata da cittadina contestatrice a senatore frequentatore dell’Anas con i suoi toni che sono assai diversi rispetto a quelli di febbraio; il sindaco di Serra San Bruno Luigi Tassone dalla mano tesa verso l’Asp di Vibo Valentia è passato agli “schiaffi” tecnico-politici nei confronti del management.
Entrambi hanno delle giustificazioni rispetto al recente operato: la prima ha probabilmente compreso, per effetto dell’acquisizione del nuovo ruolo, che i risultati possono essere ottenuti seguendo passaggi istituzionali e dialogando, anche aspramente, con gli Enti preposti piuttosto che limitandosi a solleticare la pancia del popolo; il secondo ha capito che gli interlocutori devono essere giudicati per il proprio operato e non per la posizione occupata o l’affinità politica.
Sugli occhi della gente piovono dunque granelli di contraddizioni, sopportabili solo fin quando saranno pochi e piccoli.
La politica è in movimento, ma le soluzioni sono difficili da realizzare. Anche perché le responsabilità della situazione attuale non sono esclusivamente degli amministratori: l’incoerenza e l’invidia sociale spesso producono pressioni potenti tanto quanto le lobbies che spingono per ottenere guadagni. E i provvedimenti rischiano di essere adottati con serenità precaria e visione strategica compromessa.

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