È guerra tra Stato e ‘ndrangheta nel Vibonese: il futuro tra sangue e speranza

Tutto accade nel giro di poche ore. L’operazione “Black Widow” con la quale vengono svelate le trame nelle Preserre, le dichiarazioni del procuratore capo della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri che annuncia “ci riprenderemo la provincia di Vibo”, il danneggiamento del monumento a Filippo Ceravolo, la bomba che fa saltare un’auto a Limbadi causando un morto ed un ferito, la convocazione in via d’urgenza del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza da parte del prefetto Guido Longo.
Azioni e reazioni tra Stato e antistato si susseguono in una giornata interminabile in cui i messaggi sono chiarissimi. Una giornata insieme di speranza, di determinazione, di fuoco e di sangue. Una giornata di quelle che un territorio ridotto allo stremo comincia a non reggere più. La fatica mentale a pensare ad un domani sereno si avverte; l’orizzonte è tanto, troppo nebuloso. La testa va ad un passato che sembrava lontano, invece c’è chi agisce ancora come a Capaci. Con brutalità, con violenza inaudita. Allora il teatro era la Sicilia, oggi è la Calabria. La parte più debole della Calabria.
Quest’angolo di terra è in ginocchio: non c’è lavoro, non ci sono (vere) strade, non ci sono servizi sanitari all’altezza. C’è malaffare, c’è sfiducia, c’è voglia di partire. Le risorse scappano, qui resta chi riesce ad abituarsi a questo ambiente. Resta chi entra nei meccanismi di un sistema avvelenato, che ha prodotto sottosviluppo incidendo su cultura e mentalità.
Le forze dell’ordine hanno dimostrato di volerci provare a combattere le forze soverchianti operanti da tempo immemorabile, la ‘ndrangheta ha risposto alla vecchia maniera, con la strategia della paura.
Soriano e Limbadi sembrano, non solo simbolicamente, al centro di questa lotta. Che proseguirà domani, dopodomani e il giorno dopo ancora. Mentre la gente comune non sa come poter mandare degnamente avanti la propria famiglia. Praticamente inerme, spettatrice afflitta di scene da brividi.
C’è in corso una sfida titanica il cui esito disegnerà il futuro: il Vibonese è in bilico fra la legge e la criminalità, “riprenderselo” significa comunque ammettere che oggi è sotto il controllo di un’altra entità. C’è dunque da rovesciare la realtà. Serviranno studi, impegno, sacrifici, collaborazione, coraggio ed azioni. Adesso si capirà davvero che società siamo e in che Stato viviamo.

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