Elezioni regionali, gli equilibri nel Pd e gli “spazi da occupare”: ecco perché Censore è ancora in pista

L’intervallo temporale che separa questi giorni dalla data delle elezioni regionali è ancora ampio per gli elettori, ma non per chi deve disegnare strategie e piani attuativi. Soprattutto dopo una tempesta epocale quale quella del 4 marzo, i protagonisti dell’ultimo decennio hanno bisogno di mettersi in moto con largo anticipo e di prendere seriamente coscienza dei motivi della débâcle.

La situazione più complessa è quella del Pd: abituato a governare e ad avere rilevanti ed innumerevoli riferimenti territoriali, si è ritrovato a fare i conti con quella realtà che aveva quasi abbandonato.
Premessa indispensabile: il Pd (ex Ds, Pds, Pci) è l’unica compagine ad avere una “scuola di partito” in senso stretto, intesa come luogo politicamente formativo. Il punto è che questa scuola non si è aggiornata, non è al passo con i tempi, è rimasta ancorata a schemi vetusti. Un tuffo nel mondo quotidiano, soprattutto in quello delle nuove generazioni, è dunque improrogabile.
In questo contesto, le prossime sfide saranno un banco di prova autentico. Non tanto le provinciali, dove a decidere sono i componenti dei Consigli comunali (dunque gente in gran parte coinvolta in maniera troppo diretta nella partita), quanto le regionali, elezioni che richiedono un confronto con il popolo.
Nel Pd vibonese i nomi che circolano sono due: l’uscente Michele Mirabello, attuale presidente della Commissione Sanità, e Vito Pitaro, dirigente democratico con alle spalle l’esperienza di assessore comunale. Diversi sono gli outsider, ma è difficile pensare che l’elettorato di sinistra dell’area centrale della Calabria accetti un candidato serrese. A meno che non si tratti del leader della corrente. Il già parlamentare Bruno Censore, innanzi ai frequentatori del suo quartier generale, ha escluso un “passo indietro” in termini di carriera, cioè un ritorno a Palazzo Campanella. Ma ha continuato a lavorare, a fare il regista, ad incontrare esponenti politici ed amministratori. Ha proposto la sua candidatura a segretario regionale del partito, ha tenuto in piedi, come ha potuto, una baracca che senza di lui sarebbe crollata definitivamente. Non ha sostanzialmente lasciato “spazi liberi”.
Se per i suoi detrattori era (ed è) l’avversario da abbattere, Censore per il suo gruppo è un punto di riferimento irrinunciabile. Ecco perché, al di là dell’amarezza primaverile e delle frasi di circostanza, potrebbe essere ancora lui l’uomo su cui puntare.

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