Dai tirocini del Parco alle offese gratuite: per il Pd è l’ora di (non) tacere

La politica è una cosa seria o almeno dovrebbe esserlo. Se il popolo mostra disinteresse o addirittura aperto malcontento, significa che questa percezione di serietà manca in tutto o in parte. E la responsabilità è della politica stessa, dei suoi metodi di scelta di strategia, di allocazione di risorse, di modalità di concretizzazione di programmi, dei propri rappresentanti.
La reazione di fronte alle obiettive considerazioni degli osservatori su contraddizioni politiche e di sistema (ri)conferma il grado di maturità dei partiti. Se ai rilievi ed ai ragionamenti si ha la forza ed il coraggio di controbattere con idee e riflessioni siamo nel campo della dialettica costruttiva e della capacità di confrontarsi, se si tace e ci si affida alle sguaiate offese di qualche strumento usato come megafono da far passare per le viuzze di paese, si dimostra ignavia ed arroganza.
A Serra San Bruno gli episodi che vedono il Partito democratico protagonista di attacchi poco onorevoli ai giornalisti sono un dejà vu.
A cercare di zittire (vanamente) le voci fuori dal coro è, per sua stessa ammissione, colui che è stato nominato “responsabile della comunicazione del Pd”, persona che – vista l’assenza di diversa specificazione del Pd – è da ritenersi il portavoce ufficiale del partito e, quindi, di tutti i suoi esponenti (dal deputato al semplice iscritto, dal sindaco al consigliere comunale). La terminologia usata in queste ore, e ancor di più quella evidenziata in occasione della Festa dell’Unità, qualifica chi la utilizza e chi la approva.
Il Pd sembra aver deciso di subire, o peggio di fare proprie, queste frasi. Lo ha fatto attraverso il silenzio del suo segretario di circolo, dei suoi consiglieri, dei suoi assessori, del suo sindaco, del suo deputato. Un silenzio che la compagine renziana è abituata ad utilizzare quando è in difficoltà, quando deve aspettare che il caso si sgonfi.
Un silenzio che è stato assordante, ad esempio, quando alcuni giornali di caratura regionale (non ci riferiamo a noi stessi) hanno mosso accuse di clientelismo in riferimento al prossimo avvio di tirocini ed alla riapertura della short list al Parco delle Serre sottolineando la vicinanza delle elezioni politiche.
Un silenzio che è stato rimbombante quando la stessa persona che oggi tenta di denigrarci ha definito (pochi giorni fa) “disattivata” la Giunta comunale invitandola a “rinunciare”. O quando sosteneva di non sapere se “a Serra San Bruno abbiamo ancora un sindaco”. O quando emanava avvertimenti in seguito al caso dei “pioppi su viale Certosa”. O quando sentenziava che “non si può amministrare la cosa pubblica con il pannolino”.
La questione è semplice.
L’Amministrazione comunale è libera di farsi ridicolizzare dal “responsabile della comunicazione del Pd”, il segretario di circolo del Pd è altrettanto libero di eclissarsi a favore di altre figure. “Il Meridio” è ancor più libero di dire le cose come stanno. E lo farà sempre. Con coerenza, con chiarezza, forte della sua posizione che nasce spontaneamente e che, diversamente da altri (il riferimento non è ai colleghi, ma a chi è sensibile alla direzione del vento che soffia) non cambia alla prima chiamata del potente di turno. Chi scrive su queste colonne è orgoglioso delle proprie idee e non cancella né articoli, né post, come invece avviene in altri recinti. Qui, su questo giornale, scrivono persone che sono libere e sanno rispettare la libertà degli altri.

Nicola Martino
Condirettore editoriale

Biagio La Rizza
Direttore responsabile

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