Centro storico da un anno senz’acqua: a proposito di “lordazzi”, Falcomatà e Brunetti levatevi di torno

Disonestà politica: è il presupposto essenziale, se si è colpevoli della mancanza d’acqua, da un anno, nel centro storico e, contemporaneamente, ci si lancia in un anatema indirizzato ai propri concittadini. E’ il paradosso, uno dei tanti, in cui è precipitato il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, scagliatosi contro coloro che, geneticamente incivili, contribuiscono a rendere questo indistinto agglomerato urbano qualcosa di più vicino ad una cloaca che ad una città, foss’anche del Terzo Mondo. Quella stessa acqua senza la quale la pulizia diventa una chimera. Nessuna indulgenza per chi insudicia, per chi non si attiene scrupolosamente alle regole di una comunità, ma la severità, di giudizio e di comportamento, è appannaggio solo di quei soggetti, pubblici o privati, che possono permetterselo con coerenza e senza inganni. Non è questo il caso, appunto, perché definire “lordazzi” altri, mentre nello stesso istante si porta sulle proprie spalle, politicamente gracili, la responsabilità dei rubinetti a secco per decine di migliaia di persone, rappresenta (provocatoriamente parlando) un inno alla becera falsità propagandistica. Non per nulla, d’altra parte, il sindaco è il Primo Cittadino e, dunque, nella circostanza, il più degno rappresentante di quei “lordazzi” che sarebbero da additare al pubblico ludibrio, con tanto di immagini registrate e multe da appioppare, se solo si fosse a posto con la propria coscienza. Abbiano la decenza morale, lui ed il consigliere delegato ai servizi idrici, Paolo Brunetti, di spiegare ai “sudditi” il motivo, possibilmente vero e non inventato in maniera raffazzonata, per cui, nonostante, a distanza di oltre undici mesi, siano stati finalmente portati a compimento, da Sorical e non dal Comune, i lavori relativi al tratto di condotta adiacente al costruendo Palazzo di Giustizia, l’acqua continua ad essere un miraggio dal Calopinace all’Annunziata. Finché, uscendo dal silenzio vigliacco, non daranno una risposta, ed una soluzione, a quello che è diventato un incubo per mezza città, utilizzino quella stessa decenza morale per tacere: il diritto di parola su un problema simile è qualcosa che non possono vantare, al pari di quello di amministrare una comunità che auspica le loro dimissioni, irrevocabili.

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