Caso Miramare: una brutta storia che mette alle corde i giustizialisti di ieri

Più importante ancora dell’aspetto giudiziario è quello psicologico: chissà come si sarà sentito il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà che, dopo anni di “strategia politica” fatta a colpi di assalti dal sapore giudiziario e compiuti da “compagni” pigri e senza idee, si ritrova adesso nello scomodo ruolo un tempo assolto da altri. Il garantismo a intermittenza non può appartenere a chi, senza ipocrisie e convenienze estemporanee, ritiene davvero che esso sia il pilastro di una democrazia serena ed equilibrata. Non è il caso di un’ampia, amplissima, fetta di quel centrosinistra che a Reggio ed in Calabria è andato a riempire il vuoto di potere creatosi con le conseguenze prodotte dai guai giudiziari di Giuseppe Scopelliti. La vicenda del “Miramare“, per la quale il Primo Cittadino risulta essere indagato insieme ai componenti della Giunta comunale in carica fino al rimpasto del dicembre scorso (ad eccezione di Angela Neto, peraltro titolare della delega alle Attività produttive), è, però, una brutta storia anche solo rimanendo sul piano squisitamente politico. E, infatti, in questo caso le determinazioni della Procura della Repubblica sono state abbondantemente anticipate dalla denuncia che, a suo tempo, Enzo Vacalebre, presidente di Alleanza Calabrese, aveva presentato in merito all’assegnazione della prestigiosa struttura. Lo stesso capo del movimento politico autonomista organizzò all’epoca un sit in davanti al maestoso edificio che si affaccia sul Lungomare. L’ipotesi di reato a carico del sindaco è abuso d’ufficio. Nel caso in questione, il Primo Cittadino, sostenuto secondo da assessori silenti e dormienti, si sarebbe servito di una procedura “allegra” e “spregiudicata” al fine di favorire un’associazione, la “Sottoscala“, ascrivibile a Paolo Zagarella, proprietario del locale che ospitò la Segretaria politica nel periodo precedente le Primarie vinte da Falcomatà. Come si dice in circostanze simili, saranno i magistrati, che peraltro hanno la straordinaria opportunità di approfondire altre vicende poco chiare oggetto di denunce ed esposti dello stesso Vacalebre, ad offrire ai reggini la soluzione di un rebus apparentemente poco intricato. Nel frattempo rimane, come si diceva prima, il lato prettamente politico: un Primo Cittadino, presentatosi come il campione della “Svolta” rispetto a presunti (ma che tali per gli oppositori di allora non erano) comportamenti degli amministratori del tempo, si ritrova a doversi difendere, davanti agli inquirenti e, soprattutto, dei reggini, per condotte apparentemente oscure e dalle quali la Procura reggina vuole sollevare il pesante velo. Un’urgenza resa ancor più tale guardando allo scempio che ricopre la città. E’ diritto dell’intera comunità sapere se tutto questo è originato dalla sola infinita incapacità o se, al fondo di essa, ci sia altro.

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